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serbia | Ritvanarium

Ritvanarium

CITAZIONI DI UN VETERINARIO ALBANESE [Ritvan Shehi] RICONOSCIUTO UFFICIALMENTE COME "OPERAIO SPECIALIZZATO" PER ECCESSO DI ZELO TERZOMONDISTA GOVERNATIVO NEL 1999 ... Commentatore di Commenti più che di Post ... ama definire i suoi interventi "Uova di Cuculo" [sic] *************************************** Non abbiate Paura !!! ... Aprite, anzi: spalancate le vostre Menti fra i Commenti !!! ***********************************
sabato, 27 settembre 2008

QUANDO GLI ALBANESI AVEVANO LA CODA:-)



Un certo Vladan Djordjevic, medico laureatosi a Vienna e Primo Ministro serbo
(per maggiori informazioni;
, ovvero non un pincopalla quaquaraqua qualsiasi, pubblicò a Lipsia nel 1913 un libello pseudoscientifico ("Albanesen und die Grossmächte", Leipzig, 1913) in cui sosteneva di aver visto da medico tanti albanesi con la coda:-)

Però, a volte il razzismo pseudoantropozoologico:-) non paga. E lo dimostra un episodio diplomatico presente in tutti i libri di storia albanesi (e ovviamente:-) ignorato in quelli del resto d'Europa). Proprio nel 1913 si riuniva a Londra la cosiddetta "Conferenza degli Ambasciatori" delle Grandi Potenze europee per decidere cosa fare dell'Albania che s'era autodichiarata indipendente (è lapalissiano che il sullodato libello era stato pubblicato poco prima proprio per orientare in un certo modo tale Conferenza e poi tutti i principali giornali europei - lo avevano recensito e amplificato in diversi modi).
Mentre la Conferenza stava per avere inizio, il Presidente della Conferenza e Ministro degli Esteri inglese, vede il rappresentante albanese Ismail Bey Vlora (primo ministro del governo provvisiorio del neonato Stato, ex diplomatico ed ex deputato dell'Impero Ottomano) in piedi che si rigirava fra le mani la propria poltrona. E lo interpella:

"-Sig. Vlora, cosa fa in piedi a rigirarsi la poltrona fra le mani, si sieda, prego, che dobbiamo cominciare!
-Mi scusi, Eccellenza, ma stavo cercando il buco.
- Buco? Quale buco?
-Il buco per infilarci la mia coda, Eccellenza, non vorrei che mi si sciupi. Però, purtroppo, vedo che, nonostante le tante raccomandazioni pervenute, nessuno vi ha provveduto a farne uno...."

Grassa risata del britannico, che - come tutti i britannici del resto - pare apprezzasse tanto lo humour. E alcuni storici albanesi sostengono che proprio la simpatia creatasi fra lui e Vlora grazie a quella battuta di spirito, ha indotto l'Inghilterra ad appoggiare un compromesso più favorevole agli albanesi di quanto ci si aspettasse in quel periodo.

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domenica, 01 giugno 2008

Albania ... Colonia USA, DE CHE ?!?!

Albania ... Colonia USA, DE CHE ?!?!

http://www.altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=19590

Questo scudo reca sopra all'aquila (che dà all' Albania l' etimo del suo nome originale) bicefala / bicipte quel che mi pare essere chiaramente l' Elmo di Skanderberg

[un po' come se noi Italici avessimo messo quello di Scipio ;-) ]  

Film Albanese su Skanderbeg (?)

 

Questa è l' ipotetica Grande Albania, di cui una versione sarebbe un po' meno "panciuta"  a discapito della "Macedonia" [ma qui c' è lo zampino USA  della CIA] ... virgolettato perché ? ... Provate a chiedere ai Greci !

Il Kosovo indipendente non è riconosciuto da tutti, ufficialmente dovrebbe essere ancora territorio Serbo. Tuttavia esso, come già abbiamo visto qui, per ragioni economiche non confluirà nella Grande Albania.  Questa è la "Bandiera Ufficiale" del Kosovo Nuovo ...

... Non male per una "Colonia USA"

by DavidRitvanarium

 

 

 

 

 

postato da Ritvanarium alle ore 09:03 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: grecia, usa , storia, albania, macedonia, serbia, balcani, ex jugoslavia, amerikani biekissimi, albanesitudine, kosovo nuovo

domenica, 18 maggio 2008

La Cina è vicina ... o cmq si avvicina e in Albania ci andò essa stessa ;-)

>Avanti, odiate la Cina ed il Popolo cinese, sono dei criminali, oppressori, assassini, vero? Samanta Bhadra<

Con chi ce l'hai, sorella, in questa tua indignata invettiva?

>Mentre in Iraq gli americani con George Bush, l'uomo più democratico del pianeta, hanno esportato la democrazia insieme a tonnellate di bombe all'uranio impoverito che hanno sterminato più di 100 000 bambini.
L'hanno esportata in Afghanistan, la esporteranno in Iran, poi anche in Venezuela, guarda caso sempre dove esistono giacimenti di petrolio o la posizione strategica nello scacchiere mondiale è fondamentale. Costruiscono lì le loro basi e nessuno ha niente da ridire.
Questo si chiama invasione del pianeta per gradi.<

Ammesso e non concesso che le cose di Bush siano come dal tuo delirante tazebao, che minchia c'entra questo con quello che sta accadendo in Tibet? Se pensi che i monaci buddisti che protestano PACIFICAMENTE contro le angherie imposte loro dai mandarini rossobruni di Pechino siano degli agenti della CIA, basta dirlo chiaramente, no?

>Avanti odiate la Cina ed il suo popolo, perchè i media vogliono questo, e soprattutto George Bush e la sua cricca di miliardari guerrafondai nazisti delle multinazionali lo vuole.<

Scusi, esimia, ma a me risulta che secondo i sullodati mandarini rossobruni pechinesi (ma anche secondo il Dalai Lama, che chiede solo autonomia REALE nell'ambito della Repubblica Cinese) anche i tibetani fanno parte del cosiddetto "popolo cinese". Dici che nosotros "odiatori in servizio permanente effettivo" odiamo pure issi?

>Avanti pensate ancora una volta non con i vostri cervelli, ma con la merda che vi immettono i manipolatori del pianeta attraverso media compiacenti.<

Sì, sì, e c'abbiamo anche le fette di prosciutto sugli occhi:-), se per questo. Guarda che qui c'è qualcun altro che detiene il copyright di 'ste cazzate, da usare quando non si ha argomenti. Ti potrebbe far causa, sai!

>Fate una petizione all'ONU affinchè invii una missione umanitaria in tibet a cui saranno a capo gli USA con un contingente militare di tutto rispetto.<

Spiacente, madama/madamigella, l'ONU si è lavata le mani come Pilato una volta per tutte, quando non batté ciglio nel 1950 mentre l'Esercito di Mao invadeva il Tibet, Stato Sovrano e membro fondatore dell'ONU nel 1948.

>Vi stanno manipolando come sempre, anche sulla faccenda Tibet, ed anche Grillo o la Casaleggio lo sta facendo.<
Oh, sì, certo, solo gli Esseri Superiori come te sono immuni a tale Maligna Manipolazione.

Perché non provi tu a a squarciare le fette di prosciutto che avvolgono i nostri occhi e spiegarci come stanno veramente le cose in Tibet, secondo la Verità e la Giustizia Terrena e Divina e in Nome del Popolo Cinese? Sai, sono un po' giù stamattina e quattro sane risate mi farebbero bene.
 
>Ritvan scrisse:
-- i monaci buddisti che protestano PACIFICAMENTE contro le angherie imposte loro dai mandarini rossobruni di Pechino --

-- I want to make one thing clear because all of the major news outlets are ignoring a very important fact. Yes, the Chinese government bears a huge amount of blame for this situation. But the protests yesterday were NOT peaceful. The original protests from the past few days may have been, but all of the eyewitnesses in this room agree the protesters yesterday went from attacking Chinese police to attacking innocent people very, very quickly. They appeared to target Muslim and Han Chinese individuals and businesses first but many Tibetans were also caught in the crossfire. -- E questo lo scrive una persona che è stata a Lhasa in quei giorni.
Anche tu sei stato a Lhasa, vero?

No, io no. Ma ripeto e metto anche il neretto (se non bastasse, dimmelo che la prossima volta ti faccio anche un disegnino a fumetti) "...i monaci buddisti che protestano PACIFICAMENTE contro le angherie imposte loro dai mandarini rossobruni di Pechino".

Se tu sorella (?) non sei in grado di distinguere negli scritti degli altri la parola "monaci buddisti" dal più generico "tibetani", mi spiace ma non ci posso far nulla: che ne dici di consultare un buon oculista?

P.S. Ho letto da qualche parte che dai pochi filmati disponibili si vedeva che le facce degli energumeni che bruciavana e saccheggiavano nel Tibet non risultavano antropologicamente compatibili con il fenotipo tibetano, bensì con quello Han. Dimmi, per favore, che è la solita biekissima kalunnia contro il Glorioso Popolo Cinese e che i mandarini rossobruni di Pechino, Galantuomini Al Disopra Di Ogni Sospetto, mai si sarebbero potuto sognare di mandare in Tibet qualche delinquente avanzo di laogai a far casino in concomitanza con la pacifica protesta dei monaci buddisti.
>...vogliamo spendere due parole sull'endemico odio anticinese che ormai fa parte della forma mentis dell'italiano medio tanto quanto la partita di pallone alla domenica e il piatto pieno di pasta al sugo?<

E spendiamole pure. Tenendo ben presente una cosa, però: il tuo "'italiano medio" all'amatriciana o alla polenta e osei non è che sia "specializzato" in sinofobia. Egli, con la stessa dedizione si applica alla marocchinofobia, albanofobia, rumenofobia and so on. Ovvero, è uno xenofobo a tutto tondo e, in tale veste, non si vede perché dovrebbe fare eccezione per i cinesi.

>I cinesi che reprimono i "pacifici" tibetani,<
Mica è un'invenzione di Calderoli, sorella. Anche il Presidente francese Sarkozy minaccia di boicottare le Olimpiadi per questo motivo: dici che la "italiana media" Carla Bruni gli ha fatto il lavaggio del cervello, fra un piatto di pasta al sugo e una trombata? (per non parlare della petizione di Amnesty International, che non mi sembra sia in genere vicina alle posizioni di Borghezio e Calderoli).

>i cinesi che sono dittatori cattivi,<
Beh, se ci vuoi convincere che i dittatori cinesi siano buoni come il pane, non hai che da provarci. Quattro sane risate ci fanno sempre bene e allungano la vita....

>che sono comunisti cattivi o capitalisti cattivi (a seconda della fazione),<
Per quanto possa sembrare strano, sono entrambe le cose.

>i cinesi che uccidono le bambine,<
Ma no, è una sporka kalunnia contro il Glorioso Popolo Cinese: è noto che la sproporzione demografica fra maschi e femmine in Cina è dovuta al fatto che molte patriottiche bambine cinesi fanno harakiri da sole appena si accorgono che il loro sesso è un ostacolo al Glorioso Cammino del Gloriosissimo Popolo Cinese Verso il Sol Dell'Avvenir:-).

>i cinesi che bolliscono i bambini (e se li mangiano... dove si è già sentita questa storia?),<
In Ucraina, ai tempi di Stalin. Ed è stato ben documentato. Dici che vale solo per gli ucraini, notoriamente "razza inferiore", e non per il Glorioso Popolo Superiore Cinese?

>i cinesi che sono crudeli per natura,<
E' un mito che impazza soprattutto fra gli animalisti. Cazzo, ma potrebbero astenersi dal mangiare il miglior amico dell'uomo in salsa piccante, no?:-)

>i cinesi che si moltiplicano come formiche (il paragone con gli insetti lo s'è già sentito prima del genocidio rwandese... e non solo),<

Beh, chi sostiene questo non ha mai sentito parlare della "politica del figlio unico" in Cina e non può neanche accusare i cinesi di far fuori le femmine, altrimenti cade in contraddizione:-).

>i cinesi che non si è mai visto un funerale di un cinese (se è per questo io in Italia non l'ho nemmeno mai visto di un senegalese o un maghrebino... ma in questi casi nessuno si lamenta),<

Tranne gli impresari di pompe funebri, immagino:-).

>i cinesi che sono tutti mafiosi,<

Tutti no, ma qualcuno che compra negozi pagandoli cash al disopra del valore di mercato sicuramente sì. A meno che uno non voglia asserragliarsi nella granitica certezza che nel Glorioso Popolo Cinese la mafia non attecchisce e che la Triade sia una sporka kalunnia dei "nasi grossi" per denigrare il sullodato Glorioso.

>i cinesi che ci comprano tutti i nostri negozi,<

Tutti no, ma il quartiere centrale di Roma, un tempo chiamato "Esquilino" oggi lo chiamano - fra il serio e il faceto - "Es-Qui-Lin":-).

>i cinesi che non si lavano,<

E fanno bene: l'acqua è una risorsa preziosa che non bisogna sprecare. Basta che poi non salgano sugli autobus:-)

>i cinesi che mangiano i cani,<

Dici che anche questa è una sporka kalunnia? Mah...

>i cinesi che importano giocattoli tossici,<

Ogni tanto succede. A meno che uno non creda che anche gli organismi istituzionali italici preposti ai controlli (che hanno effettivamente accertato la presenza di piombo nelle vernici di alcuni tipi di giocattoli importati dalla Cina) facciano parte del MegaKomplotto Demo-Pluto-Paperino-Anticinese....

>i cinesi che sfruttano i lavoratori,<

No, quelli sono gli italiani:-). I cinesi in genere portano tale "nobile" arte alle estreme conseguenze, ovvero i lavoratori li schiavizzano. E' tutta invidia, dunque:-).

>i cinesi che sono quelli che meno si vogliono integrare,<

Eh, no, quelli sono i musulmani, che diamine!:-)

>i cinesi che distruggono la nostra sana economia (perché, che cattivi!, non si "accontentano" di fare il lavoro da schiavi degli altri "bravi" immigrati: evidentemente l'unico immigrato buono è quello che si rompe la schiena sui pomodori).<

Oddio, non credo che qualcuno ce l'abbia avuta coi cinesi che gestiscono ristoranti e non raccolgono pomodori (a meno che non vi fossero rinvenuti cibi scaduti dal tempo della II GM o allevamenti di scarafaggi). Però, se qualcuno importa in Italia a prezzi stracciati merce prodotta nei laogai a costo zero, oggettivamente non è che questo faccia tanto bene all'economia italica, non credi?

>E nessuno italiano, dico nessuno che si sogni nemmeno di replicare a tutto questo odio.<

Beh, se ti fa comodo etichettare tali verità come "odio", fai pure!

>E allora piangete pure per i "pacifici" tibetani, ma ricordatevi di farlo anche quando i "pacifici" italiani (magari con la testa rasata o la camicia verde) cominceranno a dar fuoco "pacificamente" ai negozi e le case dei cinesi in Italia, e con lo sguardo compiacente del resto degli italiani che nel cuore sognano il Tiber libero.<

Ma perché aspettare i comodacci dei legaioli/nazistoidi, sorella? Con una minima percentuale dei soldi cash con cui si comprano i negozi, si potrebbero arruolare dei dissocupati napoletani, vestirli di verde (o rasargli la crapa, a seconda) e mandarli a incendiare qualche negozio cinese a Roma o a Milano. In Tibet ha funzionato bene!:-)
 
>Comunque, nessuna paura, vedrete che quando 'ste benedette Olimpiadi saranno finite le sommosse in Tibet cesseranno magicamente.
Probabilmente per allora il governo Cinese non avrà più bisogno di mandare i propri "agenti provocatori" in Tibet per rovinare autolesionisticamente la propria stessa immagine in un momento così delicato.<


Va bene, te lo spiego come farei con mio figlio di 11 anni.

Ovviamente, le prime manifestazioni - quelle dei monaci buddisti - erano "genuine", ovvero non c'era in esse lo zampino di Pechino. Pechino che si trovava a 'sto punto davanti a diverse scelte possibili:

!. Reprimere nel sangue tali manifestazioni pacifiche di monaci - come fanno disinvoltamente gli amici birmani di Pechino -, quello sì sarebbe stato "autolesionistico" per Pechino in vista delle Olimpiadi.
2. Lasciarle proseguire tranquillamente sarebbe stato altrettanto "autolesionistico" per i mandarini rossobruni.
3. Scendere a patti col Dalai Lama al fine che quest'ultimo fermasse le manifestazioni, sarebbe stato altrettanto "autolesionistico".
4. L'unica soluzione NON autolesionistica pei mandarini rossobruni di Pechino era mandare in Tibet i "black block dagli occhi a mandorla" a far sì che la protesta da pacifica diventasse violenta. A quel punto il Glorioso Esercito e la Gloriosa Polizia Han potevano senza troppi problemi d'immagine pestare e arrestare chiunque capitasse a tiro - monaci dimostranti pacifici compresi - in nome del:"Fermiamo le violenze".

Hai capito adesso o ti devo fare il solito disegnino?



>PS. Ritvan, quante volte sei stato in Cina? Così, per sapere...<

E' la Cina che è venuta da me, sorella. Tu non lo sai, ma dal 1961 al 1976 i cinesi erano diventati i nostri "Grandi Fratelli" (rimpiazzando i Sovietici) e in Albania c'erano qualche migliaio di cinesi. Ho conosciuto abbastanza da vicino qualcuno di loro. Dici che non basta e che dovrei recarmi lo stesso in Cina a intervistare uno per uno tutti e 1 milardo e rotti di componenti del Glorioso Popolo Cinese, prima di azzardarmi ad interloquire di nuovo con te?


 
>La notizia in inglese postata da Samanta Bhadra contiene molte informazioni interessanti. quindi i monaci tibetani se la prendono anche con i musulmani. spero che questo non sfugga ai muslim che frequantano questo blog e che spesso difendono le proteste "pacifiche" ...
ciao BarbaraLattanzi<


Anche tu confondi "monaci tibetani" con "tibetani", sorella? Ah, il maledetto uishfule thinkinge!:-).
Se tu conoscessi la storia del Tibet così bene quanto quella delle religioni, sapresti che i tibetani hanno nel tempo addirittura incoraggiato lo stabilirsi in Tibet di musulmani macellai. Come ben saprai, la religione tibetana vieta ai propri adepti di macellare animali: così, quei furbastri:-) di buddisti, a cui la carne mica fa schifo, delegano la bieka incombenza ai musulmani.
Inoltre, i musulmani presenti in Tibet non sono stati portati nell'ambito della campagna colonizzatoria portata avanti dal governo cinese, né occupano posti di comando, come i Han. Pertanto è molto strano questo "accanimento" dei tibetani nei loro confronti. La cosa mi puzza parecchio e mi conferma sempre di più nella convinzione che i casini in Tibet sono molto probabilmente causati da "agents provocateurs" inviati da Pechino.
'Ovvia, mica il monopolio dei "black blocks" ce l'abbiamo solo nosotros biekissimi occidentali, mentre i Glioriosi Rappresentati del Gloriosissimo Popolo Cinese sono degli emeriti fessi/ingenui che non hanno mai sentito parlare di "agents provocateurs"!

L'accusa ai tibetani di assalire anche i musulmani mi ricorda "stranamente" quella rivolta ai kosovaroalbanesi, di perseguitare oltre ai serbi (ex dominatori coloniali che li hanno perseguitati per decenni) e ai rom (dediti a suo tempo allo sciacallaggio al seguito delle bande paramilitari serbe) anche altre minoranze, tipo i turchi, musulmani come loro, per avere un Kosovo "etnicamente puro", da bravi "nazisti":-) quali sono.

La domanda è: è Pechino che apprende tali pratiche goebbelsiane da Belgrado, o viceversa?

Dalla Sacra Wikipedia in italiano (http://it.wikipedia.org/wiki/Regione_Autonoma_del_Tibet)


...Fino al 1950 il Tibet era uno stato sovrano indipendente (e membro fondatore dell'ONU nel 1948-ndr.) governato dalla massima autorità religiosa del Buddhismo tibetano, il Dalai Lama.
In quell'anno l'Esercito di liberazione popolare, facente capo alla Repubblica Popolare Cinese guidata da Mao Zedong, invase il Tibet, adducendo, come motivazioni verso l'esterno, il fatto che il Tibet, secoli prima, era stato conquistato dai Mongoli e appartenevano allo stesso impero...

...La popolazione è costituita da Tibetani e da Cinesi di etnia Han. Non esistono stime ufficiali attendibili inerenti alla percentuale degli uni e degli altri.

 

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giovedì, 01 maggio 2008

1° maggio ... e oltre, sempre oltre !

 

... Buon Centesimo Compleanno, o Giovannino ( Guareschi , ovvio ) 

[ continua ...]

Scusi l' off topic signor Shehi, ma potrebbe dirmi per favore il significato del nome albanese Erjon ? (sa com' è, il calciatore Bogdani ...)

E' vero che i nomi tradizionali di origine religiosa furono proibiti da Hoxha e quindi molti genitori dovettero inventarseli per i propri figli ?

"Erjon" [scritto giusto ?] è fra questi ? Essendo lui nato nel 1977, il regime c' era ancora ...

La ringrazio in anticipo in caso di risposta.

Riccardo

 

 

utente anonimo


 

Salve Riccardo, benvenuto !

Non mi meraviglierei se Hoxha ...

Ma che esaltato megalomane senza averne i numeri che era !

Com' è possibile che non sia rimasto famoso nel mondo come tanti altri suoi " colleghi " ?!


by Davide
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>Scusi l' off topic signor Shehi, ma potrebbe dirmi per favore il significato del nome albanese Erjon ? (sa com' è, il calciatore Bogdani ...).Riccardo<

Beh, visto che io sono albanese, qui le cose riguardanti Albania e albanesi non credo - Davide permettendo - che siano OT.

Il nome Erjon è un nome composito, formato da "er(ë)"=vento e "Jon"=Ionio (il mare). Ovvero "vento dello Ionio".
Analogamente mio cognato si chiama "Erdet", dove "det"=mare.



>E' vero che i nomi tradizionali di origine religiosa furono proibiti da Hoxha e quindi molti genitori dovettero inventarseli per i propri figli ?<

Vero. Negli uffici dell'anagrafe c'era una lista di nomi "consentiti" fra cui i genitori potevano scegliere. La maggior parte di quei nomi erano di origine illira (Agron, Genti, Teuta, Ilir, ecc.), poi c'erano quelli "ideologizzati" (tipo Flamur=bandiera; Arben=arber, antico nome degli albanesi, Proletar =proletario, ecc.), quelli strettamente albanesi (Luan=leone; Agim=alba; Shpëtim=salvezza, ecc.) e anche alcuni nomi stranieri/religiosi che erano sfuggiti all'epurazione perché tenuti da capi comunisti (p.es. il nome "Enver" era consentito).
Però, siccome tale "rosa" risultava abbastanza ristretta e presto quei nomi divennero molto "inflazionati", molti genitori s'ingegnarono a inventarne di nuovi per i propri pargoli. Da qui anche l' "Erjon", probabilmente.

>"Erjon" [scritto giusto ?] è fra questi ? Essendo lui nato nel 1977, il regime c' era ancora ...<

Sì. Vedi sopra.

>La ringrazio in anticipo in caso di risposta.<

Non c'è di che!



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x Ritvan...già che ci siamo, che significa "Helidon" ?

E "Kledi", vado "a orecchio" ... è forse la versione Albanese di "Claudio" ?!

E ... "Davide" che versione ha in Albanese ? Di solito è un nome molto simile in tutte le lingue.

E "Ritvan", hai detto che NON è un nome prettamente Albanese ? Un adattamento Albanese dall' Arabo, mi sembra, ma che vuol dire ?

"Shpresa", ho consultato un dizionario online, significa "Speranza", vero ?

Avevo visto in TV una mediatrice culturale con tale nome : diceva che in Albania il "sì" e il "no" con la testa sono invertiti rispetto al solito degli altri popoli ....


by Davide

[Lo so, significa "Amato da Dio" ... dall' Ebraico, mi è stato messo perché ai miei piaceva, mi son sgamato il nome ideologizzato ;-) !]

PS

Sarò via per un po', spero che Splinder risolva la storia dei titoli e che qualche altro utente partecipi.

PS2

Sull' Inedito Guareschiano Incomipiuto riguardante l' Albania (!!!!) non ho trovato nient' altro che quella segnalazione.

So che sarà difficile, ma potresti per favore cercare qualcosa tu in Albanese ?




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Nel senso di "sarà difficile trovare materiale in Albanese al riguardo !"

... Spero che lo pubblichino, magari a fascicoletto, essendo quest' anno il centennale della nascita e il quarantennale della morte di Guareschi !


by DavidRitvanarium

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>x Ritvan...già che ci siamo, che significa "Helidon" ? by Davide <

Rondine. Ma in greco, però!

>E "Kledi", vado "a orecchio" ... è forse la versione Albanese di "Claudio" ?!<

Più o meno, direi.

>E ... "Davide" che versione ha in Albanese ? Di solito è un nome molto simile in tutte le lingue.<

In albanese nessuna. Però, in Albania ci sono ancora diversi "Daut", la versione turca di "Davide".

>E "Ritvan", hai detto che NON è un nome prettamente Albanese ? Un adattamento Albanese dall' Arabo, mi sembra, ma che vuol dire ?<

Nome arabo che significa più o meno "Giardino dell'Eden"/Paradiso.

>"Shpresa", ho consultato un dizionario online, significa "Speranza", vero ?<

Vero.

>Avevo visto in TV una mediatrice culturale con tale nome : diceva che in Albania il "sì" e il "no" con la testa sono invertiti rispetto al solito degli altri popoli ....<

Non so gli altri popoli, ma in Albania il "no" è movimento rotatorio della testa (tenuta dritta) da destra a sinistra e viceversa. Il "sì" è movimento della testa che si abbassa e si rialza diverse volte.

>Sull' Inedito Guareschiano Incomipiuto riguardante l' Albania (!!!!) non ho trovato nient' altro che quella segnalazione. So che sarà difficile, ma potresti per favore cercare qualcosa tu in Albanese ? <

Fatto, ma non ho trovato nulla.
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Già che ci siamo vorrei sapere se i seguenti cognomi sono albanesi: Hajrusi e Bajrami. Poi magari vi spiego perché.
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>Già che ci siamo vorrei sapere se i seguenti cognomi sono albanesi: Hajrusi e Bajrami. Poi magari vi spiego perché.ulivegreche<

Sì, sono cognomi che si trovano in Albania. Il primo, però, potrebbe essere piuttosto "Hajrushi". Il secondo è il nome della principale festa religiosa musulmana "Bajram", appunto.

Perché, qualche giornalista italico li ha spacciati forse per "slavi"?:-)
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No, sono i cognomi di alcune persone del Kosovo che conosco. Ti assicuro che il primo è Hajrusi senza la seconda h, probabilmente gliel'hanno "sbagliato" quando hanno fatto i documenti per l'Italia. I nomi non sembrano albanesi, ma preferisco non citarli per non violare le più elementari regole della cortesia verso gente per bene.
In casa parlano sicuramente in serbo (avendo abitato due anni con un serbo-croato riconosco qualche parola) ma anche in albanese. Guardano la tv turca (non parlano il turco ma lo capiscono) e ascoltano musica indiana. Non sono musulmani, tra l'altro. Personalmente - anche per via della pelle molto scura - sono convinto che siano rom o qualcosa del genere ma non vogliono dirlo e mi piacerebbe scoprire il perché. Ma ecco, più che altro è diventatato una specie di mind game tra me e loro, una cosa un po' goliardica, insomma.

P.S. Conosco anche altri kosovari: altrimenti, se non ci fossero termini di paragone, le mie congetture sarebbero semplicemente ridicole.
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>No, sono i cognomi di alcune persone del Kosovo che conosco. Ti assicuro che il primo è Hajrusi senza la seconda h, probabilmente gliel'hanno "sbagliato" quando hanno fatto i documenti per l'Italia. ulivegreche <

Non credo ci sia stato errore, probabilmente così era la grafia slava del suo cognome nei suoi documenti rigorosamente in serbocroato. Però, per dipanare ogni dubbio, potresti chiedergli come si pronuncia il suo cognome: se lo pronuncia (secondo la grafia italiana) "Hajrusci" allora ho ragione io.

>I nomi non sembrano albanesi, ma preferisco non citarli per non violare le più elementari regole della cortesia verso gente per bene.
In casa parlano sicuramente in serbo (avendo abitato due anni con un serbo-croato riconosco qualche parola) ma anche in albanese. Guardano la tv turca (non parlano il turco ma lo capiscono) e ascoltano musica indiana. Non sono musulmani, tra l'altro. Personalmente - anche per via della pelle molto scura - sono convinto che siano rom o qualcosa del genere ma non vogliono dirlo e mi piacerebbe scoprire il perché.<

Dalla tua descrizione si può escludere con assoluta certezza che siano albanesi (un kosovaroalbanese non parlerebbe mai serbo, a meno che non fosse costretto per neccessità) ed è molto probabile che siano rom. Sul perché non vogliano dire che sono rom, ma stai scherzando?! Con la nomea che si son fatti i rom in Italia ti sembra tanto incomprensibile?:-)

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In SerboCroato probabilmente c' era una "S con Hac'ek" [la "mini v" diacritica da mettere sopra alcune lettere, tipicissima delle lingue slave con alfabeto latino] che è andata perduta ... SE la pronuncia dell' ultima sillaba è "sci" all' Italica o "shi" alla Gran Satanassese ;-) nonché all' Albanese

by Davide

PS

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>In SerboCroato probabilmente c' era una "S con Hac'ek" [la "mini v" diacritica da mettere sopra alcune lettere, tipicissima delle lingue slave con alfabeto latino] che è andata perduta ... SE la pronuncia dell' ultima sillaba è "sci" all' Italica o "shi" alla Gran Satanassese ;-) nonché all' Albanese by Davide<

Concordo. Anche perché era quello che volevo dire anch'io:-) ma tu l'hai spiegato meglio.
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La prnuncia è slava (in pratica si pronuncia "airusi"). Poi in effetti mi domandavo se ci sono molti rom che per trovare lavoro, casa ecc. non si fingano albanesi o kosovari (oltretutto i due popoli citati dalle mie parti hanno fama di gran lavoratori).
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Incredibile refer list odierna:

ricerca per immagini, "Maometto tomba" ... e quella di Guareschi porta qua.



by Davide
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Vedi a forza di scrive kose islamike dapertutto che ti succede?
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P.P.
Post Postatum ;-)
>Sarebbe interessante chiedere al diretto interessato come mai il nome "Ritvan" non fu vietato da Hoxha. Probabilmente lo avrà portato qualche Eroe della Rivoluzione AntiFascista ;-) , questa difatti era la Grande Eccezione Lecita dell' Illuminatissimo ;-))))) Kompagno Enver ;-)))))))) by DavidRitvanarium<

Amico mio, tu ben saprai che la religione - con tutto ciò che ne era corollario,nomi di origine straniera/religiosa compresi - fu abolita in Albania nel 1967. E io sono nato qualche anno prima. Semplice, no?:-)
by RitvanShehi
sabato, 22 marzo 2008

Già che ci sono, mi faccio un po' di autopromozione:-)



Martedì, 18/03, l'Ambasciatore Romano ha pubblicato sulla pagina dei lettori del "Corsera" una mia lettera, corredata di risposta:

Il riconoscimento
Caro Romano, lei conclude la risposta a un lettore dicendo: «L’Unione europea ha fatto del superamento dei confini nazionali uno dei suoi principali obiettivi. Con il riconoscimento del Kosovo indipendente ha clamorosamente contraddetto se stessa». Va bene che lei è stato sempre contrario all'indipendenza del Kosovo, ma non le pare di esagerare un pochino affermando che l'Ue ha riconosciuto il Kosovo indipendente? A me risulta, invece, che l'Ue in quanto tale non ha preso alcuna posizione, lasciando «libertà di scelta» ai Paesi membri.
Ritvan Shehi, Roma,


"I membri dell’Unione che non hanno riconosciuto il Kosovo sono quattro (Spagna, Slovacchia, Romania e Cipro). Ma tutti hanno approvato l’invio di una missione composta da circa 3.000 fra poliziotti e magistrati. S. Romano"

Io rispondo e lui mi pubblica di nuovo venerdì, 21/03.

Il riconoscimento
Caro Romano, mi permetta di insistere nel ribadire che l’Ue in quanto tale non ha riconosciuto ufficialmente la Repubblica del Kosovo. Il «riconoscimento di uno Stato» è un atto diplomatico formale con precisi requisiti, che nulla ha a che spartire sul piano del diritto internazionale con invii di poliziotti, magistrati, medici o quant’altro in quello Stato. Inoltre, su 27 Paesi Ue, quelli che non riconoscono il Kosovo sono 5 e non 4: nel suo elenco manca la Grecia, Paese notoriamente e storicamente antialbanese e antiislamico.
Ritvan Shehi - Roma


Insomma, caro Davide, Sergio Romano sarà anche - io credo principalmente in quanto ammiratore del cosiddetto "animo slavo" che ha avuto occasione di apprezzare quando era ambasciatore a Mosca - contrario all'indipendenza del Kosovo, ma devo riconoscere che rimane comunque un galantuomo come giornalista e uno dei pochi veri liberali italiani esistenti a un certo livello.

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categoria: albania, serbia, balcani, ex jugoslavia, oi monologoi, sergio romano dixit, kosovo nuovo, complottesimo

lunedì, 03 marzo 2008

Delucidazioni slavoturcobalcaniche

Mi permetto di copincollare qua il commento di un certo Pierluigi ad un altro articolo "antiserbo" della De Lellio :

°°°
**Articolo :

http://www.loccidentale.it/node/10649
 



°°°

Pierluigi
Ecco, "professoressa" Di Lellio...

...Un breve video sulla "tolleranza" e lo "spirito multietnico" che animano la comunità albanese di Kosovo e Metohjia:

http://www.salvaimonasteri.org/Video/Enclave_Kosovo_MQ.wmv
 

Incollatelo nella barra degli indirizzi e riflettete.


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Beh, caro Discepolo, ho lasciato a mio nome questo commento nel sito da te indicato:

Lo so che qui si dice "a lavar la testa all'asino ci rimetti in tempo, fatica e sapone e per di più rischi di beccarti qualche calcio". Però lo sporco lavoro di tentare di disincrostare delle ignorantissime teste asinine legaliolo-fascio-kossuttiane italiche qualcuno lo deve fare (mentre gli slavi Ratko, Irina & co. hanno tutto il diritto di "tifare" per la loro "squadra" slava).
Procediamo in ordine cronologico:

1. E' falso quel che di pseudostorico scrive "mj23".
a) Il Kosovo non è appartenuto ai serbi "da sempre", visto che i testi di storia (ma non quelli a fumetti che legge lui) datano la calata dei serbi nei Balcani nel VII secolo d.C. Stettero nella periferia dell'Impero bizantino, come servi (da cui "serbi"), finché nel 1200 il loro più grande re, Stefan Dusan conquistò non solo il Kosovo ma tutta l'Albania e buona parte della Grecia (a quel tempo risalgono i più antichi luoghi di culto serbo-ortodossi in Kosovo). Che dite, cari legaioli, dobbiamo dare alla Serbia anche tutta l'Albania e metà della Grecia, visto che lì i serbi "c'erano da sempre"?
b) E' falso che i turchi abbiano portato in Kosovo "albanesi islamici". Solo un decerebrato (a parte i serbi che c'hanno la loro convenienza a dirlo) può pensare che i turchi, invece di insediare nella fertile pianura del Kosovo i loro poverissimi contadini della desertica anatolia, c'insediavano gli albanesi che li odiavano e insorgevano appena ne avevano l'opportunità!
c) Affermare che gli albanesi sono diventati maggioranza in Kosovo nel corso del '900, scacciandone i serbi, dimostra grandissimo sprezzo del ridicolo. Tale crassa ignoranza non tiene conto che il Kosovo fu conquistato dall'esercito serbo nel 1913 e fino al 1939 il popolo kosovaroalbanese fu soggetto a repressioni tali da far invidia perfino a Milosevic, Arkan & co. Tranne due brevi parentesi delle guerre mondiali, i kosovaroalbanesi rimasero sempre sotto il tallone dei serbi, anche quando dopo il 1960 il croato-sloveno Tito non permise più carneficine serbe ai loro danni.

2. E' falso anche quello che scrive Antonio. Fin dall'inizio (fine del '300) gli albanesi combatterono contro gli invasori ottomani. Chi non legge "la storia dei Balcani for dummies" edita da Borghezio & Calderoli sa che nella famosa battaglia del Kosovo Polje presero parte con i loro eserciti nella coalizione antiottomana anche due principi arber (albanesi). Se Antonio si prendesse la briga di andare in piazza Albania a Roma vedrebbe il monumento di un certo Skanderbeg, principe albanese del XV secolo...chissà perché l'avranno messo lì?
Ah, uno curiosità storica: quando Skanderbeg col suo esercito si mosse per raggiungere la coalizione antiottomana capeggiata dall'altro eroe della resistenza antiottomana, Hunyadi, a Varna (dove poi la coalizione, senza Skanderbeg, sarebbe stata sconfitta dai turchi) indovinate un po' chi gli sbarrò la strada col suo esercito? Ma Brankovic, il re dei valorosissimi et antiottomanissimi serbi, nonché suocero del Sultano turco (eh, sì, il cristianissimo serbo Brancovic aveva messo la propria figlia nel letto del Sultano!). Ma andate a cagare, 'gnurant!

3. Gli albanesi - sostenuti anche dai veneziani -proseguirono la lotta frontale fin quasi alla fine del XV secolo. Poi furono inesorabilmente invasi, come i serbi e altri popoli. Però, le insurrezioni non cessarono mai e due regioni, Mirdita al nord e Himara al sud non vennero mai occupate e conservarono la libertà, usi, costumi, religione cristiana e diritto di portare armi fino all'indipendenza dell'Albania. La conversione degli albanesi all'islam iniziò lentamente solo nel XVI secolo e si esaurì alla fine del XIX secolo, portando a circa 65-70% della popolazione all'islam, mentre 20 % restarono ortodossi al sud e 10-15 % cattolici al nord.

4. E falso quanto delirano i legaiol/fascio/kossutiani di cui sopra a proposito di "estremismo islamico albanese" in Kosovo. Non c'è, non c'è mai stato. Ma se c'è, allora di esso fa senza dubbio parte (un komplotto Vatikano contro i "fratelli" serbi, insomma) anche il Vescovo CATTOLICO (cattolico come voi, imbecilli decerebrati, mica un imam barbuto e intabarrato) di Pristina il quale a Natale 2007 così ha predicato:"Questo è l'ultimo Natale che celebriamo senza l'indipendenza del nostro Paese. Ci meritiamo questa benedizione al pari di altre nazioni democratiche indipendenti da lungo tempo".
(http://www.businessonline.it/news/5532/kosovo-indipendente-vescovo-se-lo-augura.html)
5. Che degli italiani, nipoti e bisnipoti di quelli che si agitavano come ossessi nelle adunate oceaniche sotto il balcone di Piazza Venezia rinfaccino ai kosovaroalbanesi l'alleanza con Mussolini e con Hitler, dimostra ancora una volta che nel paese di Pulcinella le facce di tolla continuano ad abbondare. Anche senza orbace e olio di ricino!

6. Quello di chiese e monasteri serbi distrutti nel 2004 dai kosovaroalbanesi e vecchia storia trita e ritrita: ne hanno parlato anni fa Sgarbi, Socci (che ne fece anche un disgustoso reportage quando stava alla RAI). Ma stranamente nessuno menziona quello che fecero PRIMA, ovvero nel 1999, gli sgherri di Milosevic, Arkan & co: moschee e CHIESE CATTOLICHE (si, come le vostre, legaioli di m...) rase al suolo. Beh, i kosovaroalbanesi musulmani e cattolici hanno reso agli invasori serbi pan per focaccia.

Mi dispiace che una persona seria e preparata come la sig. ra Di Lellio venga presa a pesci in faccia da simili esponenti della crassa ignoranza italica. La stessa ignoranza che - come c'informano i media in questi giorni - ha fatto scrivere qualche giorno fa ad un laureato in giurisprudenza che partecipava al concorso per magistrato "Il Tribunale dell'Aiax". Con gente ignorante e fiera di esserlo come voi non solo la Spagna, ma anche Grecia e Portogallo sorpasseranno l'Italia, e perfino La Repubblica "Islamica" del Kosovo lo farà in un futuro non tanto lontano!

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Sul sito non lo vedo ....
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Io l'ho postato, poi se hanno deciso di "filtrare" (e magari hanno fatto bene, vista la monnezza legaiola che è piovuta addosso alla Di Lellio) cazzi loro! Magari lo riposto domani...
Ciao
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Adesso lo trovi, Carissimo. Confermato, selezionano i commenti.
Vi ho imviato un altro commento che ti incollo qui sotto in anteprima:-).

Ciao

Ritvan

Trovo ineccepibile il commento di Giovanni Alessi; inoltre apprezzo molto i ringraziamenti di Arsim e Miriam, ma credo che la verità non abbia bisogno di ringraziamenti.
La storia dei Balcani del '300-'400 è molto più complessa della leggenda agiografica che gli agitprop serbi tentano di spacciare al cittadino europeo medio per basse ragioni di bottega attuale.
Per parlare solo della Battaglia del Kosovo del 1389, su cui i serbi non la smettono di piangere e tentare di spacciarsi come agnelli sacrificali, immolatisi quel giorno senza scampo e caduti seduta stante sotto la tirannia ottomana solo per difendere il Mitico Occidente.
Scrive lo storico americano dell'Università del Minnesota Thomas A. Emmert nel volume "Kosovo: Legacy of a Medieval Battle", eds. Wayne S. Vucinich and Thomas A. Emmert (Minnesota Mediterranean and East European Monographs v.1, 1991) (un capitolo è riportato nel sito in inglese
):
"Alcune fonti descrivono la Battaglia del Kosovo del 1389 come una disfatta dei serbi. Ma come abbiamo visto, questo punto di vista non è supportato dalle fonti storiche contemporeanee all'evento.....Le fonti contemporeanee all'evento..sono generalmente ambigue sull'esito della battaglia. Anche l'Anonimo Cronista Fiorentino, il quale parla di una vittoria ottomana non è convinto che ci sia stato un decivo trionfo per i turchi. Il suo sottolineare le grosse perdite in battaglia e durante la via della ritirata (il nuovo sultano, Bayazed, figlio del sultano Murad che rimase ucciso anch'egli, si ritirò nell'Anatolia con i resti dell'esercito subito dopo la battaglia-ndr) sembra suggerire che quella dei turchi sia stata, nel migliore dei casi, una "vittoria di Pirro". Solo dopo molte generazioni, sotto l'influenza delle croniche ottomane, anche gli occidentali cominciarono a descrivere la battaglia del Kosovo come una sconfitta dei serbi..... La principessa Milica (vedova del principe Lazar, comandante in capo della coalizione cristiana-ndr) continuò a regnare, pagando un tributo al Sultano e dandogli in moglie la figlia Olivera....Nel 1402 il successore (e figlio) di Lazar, Stefan Lazarevic accompagnò con le sue truppe il sultano Baiazed nella sua guerra a Tamerlano....Anche Vuk Brankovic (altro principe serbo che partecipò alla battaglia e su cui alcune fonti gettano l'ombra del tradimento nei confronti del comandante Lazar e, di conseguenza, della mancata vittoria sui turchi-ndr.) fu costretto a pagare tributo e cedere alcuni territori al Sultano nel 1392....Questi accordi (una specie di "vassallaggio"-ndr) consistenti nel pagare un tributo e fornire al sultano truppe all'occorrenza, non significavano affatto conquista totale da parte dei turchi. Pagando tributo gli stati balcanici preservarono temporaneamente la loro esistenza. Essi godevano di autonomia e...continuavano a vivere secondo le loro tradizioni e religione....Questa politica offrì allo stato ottomano tempo neccessario per consolidare la propria autorità, acquisire nuovi territori e prepararsi con cura per la conquista finale di ognuno degli stati vassalli.....Il lasso di tempo di 70 anni che separano la battaglia del Kosovo dal collasso finale della Serbia nel 1459 conferma che quella battaglia fu molto più importante nella leggenda di quanto non lo fosse stata nella realtà".

Al di là della verità storica di 600 e passa anni fa, trovo anch'io, come Alessi, sommamente folle e ridicolo decidere oggi, nel 2008, il destino di un popolo che abita attualmente quella terra sulla base della "bontà" della religione della sua maggioranza o del fatto che quella religione ce l'abbia da 6 o da 16 secoli o altre corbellerie del genere, oppure in base a fatti accaduti nel secolo della Peste Nera in Europa. Il fatto è - come ben scrive Anna Di Lellio - che lo Stato serbo, col suo comportamento criminale tenuto quasi costantemente durante gli ultimi 100 anni e culminato nel tentativo di genocidio e pulizia etnica del 1999 nei confronti della popolazione albanese del Kosovo, ha perso ogni diritto morale e giuridico di tenere quella popolazione all'interno dello stesso Stato serbo. Il resto è fuffa e lacrime di coccodrillo sulla misera sorte del principe Lazar 600 e passa anni fa, buone per turlupinare i gonzi.
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Ritvan Shehi, ma quando la finirai di spammare l'web con le tue cretinate? Ora che su Metro non ti pubblicano più, devi sentirti un po' solo, vero?

 
>Ritvan Shehi, ma quando la finirai di spammare l'web con le tue cretinate?
anonimo troglione<

Come disse qualcuno: "Io la smetterò di dire le mie verità quando voi la smetterete di dire le vostre bugie". Hai capito "Giovanni" o chi cazz' d'altro ti chiami?

>Ora che su Metro non ti pubblicano più, devi sentirti un po' solo, vero?<

Imbecille, sono io che ultimamente non ho scritto a "Metro", visto che "Metro" è da tempo che non pubblica lettere deliranti e cretine di decerebrati razzisti pari tuoi. E non ha pubblicato nemmeno lettere con altre castronerie/falsità - io scrivo solo quando trovo una castroneria/falsità - ma solo opinioni, che son tutte legittime.

Un cordialissimo Vaffanculo a te, gentilissimo razzistoide !
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Ah, mentecatto razzistoide italico, dimenticavo di informarti che nel dolce idioma dantesco che è - senza alcun merito da parte tua - la tua lingua madre, la "w" è considerata una consonante (seppur "d'importazione"), pertanto "l'web" lo dici a tuo nonno.
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domenica, 02 marzo 2008

casi di pruderies secessioniste

>Hai sentito Borghezio ?
"La Padania farà come il Kosovo", l' ha detta davvero. ciao Mark<


Cioè nel senso che il buon Borghezio lascerà da parte la bomboletta spray con cui profumava le passere delle mignotte nigeriane sui treni "padani", imbraccerà il mitra e si metterà a capo di un coraggioso manipolo di bottegai e padroncini lumbard chiamato ELP (Esercito di Liberazione della Padania), dando l'assalto di tanto in tanto a caserme di carabinieri e stazioni di polizia dello Stato Okkupatore Italiano? E che poi Giorgio Napolitano arruolerà bande di camorristi napoletani e ndranghetisti calabresi e li invierà in "Padania" - protetti dai carrarmati dell'esercito - a saccheggiare, stuprare e uccidere indiscriminatamente il buon "popolo padano"? E alla fine, per evitare che il terrorizzato popolo padano si riversi in Svizzera, Francia, Austria, Slovenia, causando una catastrofe umanitaria, la NATO bombarderà Roma, costringendo Napolitano a ritirare le milizie mafiose campano-calabresi dalla Padania, che diverrà per qualche anno "protettorato NATO"?
Non mi sembra una cattiva idea:-).

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Ritvan

Shehi

Qui ci vuole Ritvan:

"se è possibile per gli albanesi separarsi dalla Serbia, perché ai serbi non è consentito separarsi dalla Bosnia-Erzegovina? E quale deve essere la nostra politica di fronte a tutte le altre rivendicazioni separatiste in Europa e nel territorio ex sovietico?"
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>Qui ci vuole Ritvan...ulivegreche<
Ecchime qua!:-). Ma si può sapere chi parla qui sotto?

>"se è possibile per gli albanesi separarsi dalla Serbia, perché ai serbi non è consentito separarsi dalla Bosnia-Erzegovina?<
Evidentemente, chi parla così al Diritto Internazionale dà del "lei":-). Le due situazioni non sono nemmeno lontanamente paragonabili, in quanto i leaders della comunità serbo-bosniaca (nonché il loro "padrini" della Serbia) hanno firmato (più o meno liberamente:-) ) gli accordi di Dayton, che non ammettono tale soluzione. Nel diritto internazionale vale il principio "pacta sunt servanda". I kosovaroalbanesi, invece, non hanno sottoscritto alcunché, visto che l'accordo preparato a Rambouillet è andato a donne di facili costumi a causa della strafottenza serba.

>E quale deve essere la nostra politica di fronte a tutte le altre rivendicazioni separatiste in Europa e nel territorio ex sovietico?"<
Non esistono "soluzioni standard" in politica internazionale, visto che quasi sempre le situazioni reali sono diverse fra di loro: si decide caso per caso. Ecco, p.es. se Bossi volesse dichiarare unilateralmente l'indipendenza della Padania dall'Italia, adducendo come motivo che Giorgio Milosevic Napolitano ha scatenato una furiosa campagna di pulizia etnica in Padania, mandando arrapati scugnizzi napoletani - protetti dai carrarmati della San Marco - a stuprare donne padane e a terrorizzare le vecchiette padane mediante scippo della borsetta, ebbene, a mio immodesto avviso, l'unica politica saggia in questo caso sarebbe avvolgere delicatamente il suddetto in un camicione senza maniche, legarlo stretto-stretto, chiuderlo a chiave in una confortevole stanza imbottita...e buttare via la chiave.

P.S. Resto a disposizione per fornire la mia pregevole consulenza nella risoluzione di altri casi di pruderies secessioniste.
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sabato, 23 febbraio 2008

Fallaciani e geografia

 

Pacatamente e senza particolari sconvolgimenti osservo da sempre che per gli italici in genere e i fallaciani in particolare le conoscenze sugli altri paesi sono (quasi) sempre un optional. Non ho ancora capito, però, se ciò è dovuto a ignoranza oppure a tornaconto: magari a entrambi, così si riunisce l'utile al...disdicevole:-).

Dire che l'Arabia Saudita è "paese civile e moderno" equivale un po' all'altro dogma cazzeggiante similfallaciano per cui "la Serbia è da sempre un baluardo dell'Occidente". Probabilmente per un adepto fallaciano la "modernità" e la "civiltà" di un paese si misurano dall'altezza dei grattacieli, dalla pulizia delle strade (in questo caso l'Italia starebbe fresca:-) ) o dal numero di cammelli pro capite:-). Per gli altri che adepti fallaciani non sono, si misura in primo luogo dal modello istituzionale. Che nel caso dell'Arabia Saudita è "monarchia assoluta" (cfr. Wikipedia). ASSOLUTA. Roba che in Europa non si trova più dalla prima metà dell'ottocento! E si misura anche dalla legislazione vigente. Legislazione che nel caso dell'assolutismo teocratico saudita discende direttamente da un testo religioso, per sua natura immutabile. In linguaggio tecnico si chiama "teocrazia". Dunque "monarchia assoluta+teocrazia": un vero tripudio di "modernità" e "civiltà", ma come no!:-).

Il fatto che il testo religioso a cui s'ispira la legislazione della monarchia assoluta saudita sia il Corano non dovrebbe autorizzare affatto i sullodati adepti fallaciani a sputare sull'islam in blocco, poiché abbiamo visto - noi che conosciamo la Storia, quella vera e non quella a fumetti per dummies edita da Calderoli e Borghezio - di quali nefandezze si sia macchata nel corso dei secoli quella monarchia elettiva assoluta e teocratica nota come Stato Pontificio, malgrado i Vangeli fossero sempre quelli che si leggono oggi. Inoltre, l'islam non è solo quello fondamentalista dell'Arabia Saudita, è anche l'islam laico di Turchia, Albania, Kosova, Bosnia, con tutte le sfumature intermedie di altre decine di paesi a maggioranza islamica. ma questo è ovvio che agli adepti del fondamentalismo antiislamico di matrice fallaciana non interessa....

Ritvan

P.S. Non vorrei portar acqua al mulino komunista e antiamerikano di Dacia, ma ad onor del vero va detto che la sullodata Monarchia Assoluta Teocratica è considerata uno dei migliori alleati del cosiddetto "Occidente" e trattata da questo - e dagli USA in primis - di conseguenza. Con buona pace dei fallaciani "difensori dell'Occidente".

L' islam non distingue Dio da Cesare, ed è per questo che i paesi islamici vanno sempre tutti quanti regolarmente in merda. E ora l' Italia sta andando in merda perché i politicanti che vogliono i voti cattolici fanno leggi su misura per il Vaticano.

Federico 
 

 
X Federico:

è vero: quando un Paese moderno assume come Fonte Primaria di Diritto un Testo Sacro Millenario interpretandolo alla lettera, il sullodato Paese non può che "andare in merda".

Se un Governante è succube delle ingerenze del Clero o degli Ulema, caro Ritvan, la forma di governo rischia di essere ridotta a "strumento" per raggiungere dei fini t e o c r a t i c i.

Cmq va detto che storicamente sono andati "in merda" anche tutti i Paesi a Regime Totalitario che veneravano i Dittatori con il Culto della Personalità, una sorta di revival dell' Antropolatria del Faraone in Egitto o degli Imperatori in tutta l' Asia e America più antiche ...

L' Antropolatria_forse l' anello di congiunzione fra Animismo e Feticismo-Paganesimo_ è molto più antica perfino dell' Ebraismo, perciò non sorprenda che possa riaffiorare tanto facilmente.

Ci sarebbe molto da discutere su quando i Gaudenti di oggi dicono che se i Cristiani fossero finiti tutti quanti in pasto ai leoni oggi staremmo tutti meglio.

Secondo il noto commediografo Yiddish Moni Ovadia, il principale motivo per cui gli Ebrei sono sempre stati odiati da tutti è il loro categorico rifiuto dell' Idolatria.

Oggi si ha gioco facile a dire che se Muhammad ("Maometto", parola di Magdi Allam, deriverebbe dallo sfottò medievale "Malcommetto") fosse stato soffocato nella culla oggi non avremmo il rischio Terrorismo Islamico, ma sarà davvero così ?

MA LA STORIA NON SI PUO' FARE CON I "MA" E CON I "SE" , POICHE' "HISTORIA" IN GRECO ANTICO SIGNIFICAVA "DOCUMENTAZIONE" ... CERTO, I PRIMI STORICI ROMANZAVANO FORSE ;-)))) PEGGIO DEI NOSTRI GIORNALISTI !!!



by Davide (IO)
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sabato, 16 febbraio 2008

Kadaré, pensaci te !

>Ma la piccola Albania, fra Madre Teresa, Ataturk, altri mattacchioni a sorpresa & Co ... L.M.<

Eh, non è così facile. Madre Teresa cercano di scipparcela i macedoni (la Macedonia è ancora più piccola dell'Albania, ma c'ha una fame di celebrità inimmaginabile). Qualche anno fa per poco non riuscirono a infinocchiare Veltroni, chiedendogli il permesso di erigere un monumento a Roma dedicato "Alla grande Figlia della Macedonia": per fortuna una quarantina di intellettuali albanesi (Kadaré in testa) scrissero al Walter facendogli presente il falso storico a cui si sarebbe prestato. E la cosa finì lì.
Ataturk, come vedi, i turchi manco se li spelli vivi ammettono che è albanese (figuriamoci, cercono di nascondere sotto il tappeto 1 milione di armeni sterminati, sorvolare sull'etnia albanese dei genitori di Ataturk è un gioco da ragazzi:-) ) e per soprammercato i Fratelli Musulmani - come Rumi [ndr] - lo danno addirittura per giudeo, incrocio di scimmia e maiale, insomma:-).
Altri famosi contemporanei - arberesh esclusi - non mi vengono in mente (forse tranne i fratelli Belushi), pertanto credo che i tuoi amici cileni possano godersi tranquillamente il primato nel campo:-).

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sabato, 02 febbraio 2008

Israele sconosciuto, Albania sconosciuta ...

 

Ritvan, oggi mi sei venuto in mente. Ho trovato un articolo di Jabotinsky (sì, lui) intitolato The Great Albania, lo ha pubblicato nel 1913 e elgia gli albanesi per la capacità di formare uno Stato - e lo indica ai sionisti come esempio da seguire.
Scommetto che non ne avevi mai sentito parlare.

nahum (che non ha capito come si fa a registrarsi)
 


 

 
>Ho trovato un articolo di Jabotinsky (sì, lui) intitolato The Great Albania, lo ha pubblicato nel 1913 e elgia gli albanesi per la capacità di formare uno Stato - e lo indica ai sionisti come esempio da seguire<

Pesissimo !



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Di materiale ce n' è ... ma quanto e cosa è affidabile ?
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 ZanShin<

Assai ben fatto e corrispondente alla realtà. Ho fatto solo un paio di piccole correzioni (c'era uno zero in più nella cifra di 350 000 "çam" esistenti nell'Epiro greco prima della IIGM e non veniva menzionato il fatto che i "çam" erano anche cristiano-ortodossi e quelli non sono stati espulsi, perché considerati - in base al folle criterio religioso usato dai greci - come "etnicamente elleni"!).
Per il resto, tutto esatto, il bieko disegno sciovinista della "Grande Albania" esiste solo nei cervelli marci dei sciovinisti (quelli sì, autentici) serbi e greci.
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Di materiale ce n' è ... ma quanto e cosa è affidabile ?ZanShin<

Beh, quella mappa in quel sito SERBO è vera.
Le due didascalie recitano rispettivamente (da quella più in basso a quella più in alto):"L'Albania di oggi" e "L'Albania etnica storicamente". La didascalia sotto la dicitura "HARTA E SHQIPERISE" (La mappa dell'Albania) recita:"Lo stato odierno delle frontiere e lo stato reale dei territori storicamente (abitati) dall'etnia albanese".
Tutto vero, al 100%.
Invece, se Jabotinsky nel suo articolo suggeriva ai sionisti di prendere esempio dagli albanesi, mi sa che dovrebbe essere considerato un "traditore" della causa sionista:-), visto che gli albanesi lasciarono nel 1913 - ovviamente perché non avevano la forza per tenerseli - fuori dai confini dell'Albania più della metà dei territori PREVALENTEMENTE abitati da albanesi.
Mi sa che l'esempio albanese sarebbe, invece, attuale per gli arabopalestinesi. Specie quello che disse nel 1913, con la morte nel cuore, ma guardando oltre l'interesse locale, il leader dei kosovaroalbanesi al momento della proclamazione dell'Albania indipendente, ma senza il Kosovo, fagocitato dalla Serbia:"Per il popolo albanese meglio un'Albania senza il Kosovo che senza alcuna Albania".
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Nel 1913, per il movimento sionista, la questione non era il territorio dello Stato ebraico, ma il puro fatto che di uno Stato ebraico ci fosse bisogno, cosa di cui erano convinti in pochi, tra cui Jabotinsky. Lui indicava ai sionisti l'esempio albanese ammirando proprio la capacità di creare uno Stato, il territorio non era questione. Bisognerebbe ricordare che dallo sgretolamento dell'Impero ottomano sono conseguiti enormi "trasferimenti di popolazione" (avete presente quanti turchi c'erano a Salonicco ai primi del Novecento?). Spostare i palestinesi dal territorio dello Stato ebraico non era affatto una opzione scandalosa o razzista. E comunque, anche all'interno del movimento di Jabotinsky, rimase l'idea di una sparuta minoranza, presta nascosta dalle esigenze del momento (=lotta contro gli inglesi). In Italia, quando si parla di sionismo, si prendono lucciole per lanterne, e indovina chi fa la parte del cattivo.

nahum (che fa la parte del cattivo e ancora non ha capito come si fa a registrarsi)

 
Ritvan: interessante la cartina, storica non ne dubito, ma riferita a quando? E soprattutto quand'è stato che gli albanesi hanno lasciato (suppongo cacciati a forza dei biekissimi srpski)quella grossa zona che ad occhio mi sembra corrispondere a Sangiaccato, Sud della Serbia e metà
dell'attuale Montenegro?
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Nahum: in effetti nel 1913 prendere gente e spostarne qualche milonati in giro secondo i comodi della potenza del momento a suon di baionette non era considerato scandaloso o razzista. A volte, capita anche l'umanità faccia dei piccoli passi avanti. Succede ancora, per carità, ma in gnere ADESSO viene considerato scandoloso e razzista. Direi che sia un bene.
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Falcio l'incmpttent delal tatsiera; vovlevo scirvere "milionate" ovivamente, al psoto d "milonati" :))))
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Falecius, ti scandalizza sapere che io sono d'accordo e che lo era anche Jabotinsky?
utente anonimo

 
Che tu sia d'accordo mi fa piacere, che lo fosse Jabotinsky mi sorprende un po', ma nemmeno moltissimo, e non mi scandalizza affatto, visto che è morto: Jabo era uno dei dirigenti sionisti che aveva le idee più chiare fin dall'inizio sulla questione palestinese. Non condivido le conclusioni a cui arrivò, ma sono indubbiamente oneste e coerenti.
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>Ritvan: interessante la cartina, storica non ne dubito, ma riferita a quando? E soprattutto quand'è stato che gli albanesi hanno lasciato (suppongo cacciati a forza dei biekissimi srpski)quella grossa zona che ad occhio mi sembra corrispondere a Sangiaccato, Sud della Serbia e metà dell'attuale Montenegro?falecius<

La tua ironia sulla cacciata degli albanesi la trovo fuori luogo, visto che ci sono documenti storici sugli albanesi che furono spediti in Turchia dai serbi "in conto turchi", finché i governanti albanesi non avvisarono Ataturk che mise fine alla turpe pulizia etnica avvisando i serbi che non avrebbe più accettato in Turchia gente che parlava albanese.

Per quanto riguarda lo "straripamento" nella cartina (è di inizio XX secolo, comunque), niente di strano: l'autore albanese ha incluso nei "territori etnici" albanesi anche quelli non abitati da indiscutibile maggioranza albanese, bensì contesi. Vogliamo fare i cavillosi proprio mentre i serbi dichiarano "sacra terra serba" anche il Kosovo abitato al 90% da albanesi?:-)
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sabato, 22 dicembre 2007

Serbia e Kosovo .... convivenza impossibile ?

 
" Ju flm per komentin Pro-Pavarsi qe keni shkru te Artikulli i Anna di lellio
Qofshi faqe bardh Ritvan Shihi! "


Ritvan, te ne vai senza tradurci il messaggio anonimo in (presunto) Albanese ?

by Davide

Ma manco pe' la capa!:-)
Dunque, il fratello kosovaroalbanese (presumo) ha scritto in albanese (confermo:-) ) non proprio da accademia della Crusca (ma lo si può perdonare, visto che nel Kosovo sotto la Serbia le scuole in albanese erano proibite) questa frase, riferita a un mio commento lasciato su un articolo della specialista del Kosovo (seppur critica nei confronti della politica di Bush) Anna Di Lellio

"La ringrazio del commento favorevole all'Indipendenza (del Kosovo-ndr) che ha scritto sull'articolo di Anna Di Lellio. Che lei sia degno di rispetto, Ritvan Shehi!"
("qofshi faqe bardh" è un'espressione albanese che letteralmente si può tradurre con "che la tua faccia (più precisamente "guance") sia bianca" e prevengo un tuo eventuale lazzo sul presunto razzismo antinegri degli albanesi:-), spiegandoti che qui con "bianca" si intende "senza macchia, senza infamia, degno di rispetto").
Mi fa piacere l'apprezzamento del connazionale anonimo, ma per me, che conosco da una vita la storia del Kosovo e le tragedie che vi hanno causato i serbi ben prima di Milosevic, è semplicemente un atto dovuto. "Faqe bardh" sia soprattutto la signora Anna Di Lellio, che ha lavorato in Kosovo per l'ONU in questi ultimi anni e che ha capito tutto. Purtroppo qui in Italia c'è un sacco di gente - molto più influente sui media della signora Di Lellio - che non ci è mai stata, non sa una mazza del Kosovo e ciononostante apre bocca e je dà fiato ad minchiam. Compreso - ahimè - il mio amico Sergio Romano.
Ciao
Ritvan
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Ritvan

Shehi


domenica, 02 dicembre 2007

dei begli Imperi Centrali (Ottomano, Asburgico, Prussiano) erano un ottimo sistema ?

C' è una vecchia teoria poco politically correct: le etnie slave nonché balcaniche sono tantissime e troppo litigiose... dei begli Imperi Centrali (Ottomano, Asburgico, Prussiano) erano un ottimo sistema per evitare inutili spargimenti di sangue tribali ... ;-/ By Davide (IO)<


Già, con la stessa scusa altri imperi si spartirono Africa e Asia. Una cazzata. Ogni popolo dovrebbe avere il suo Stato. Poi, se vogliono federarsi con altri, secondo regole certe (vedi UE), bene, altrimenti ognuno a casa propria. Non so dire degli slavi, ma gli albanesi non hanno mai attaccato nessuno per sottometerlo. Mentre i greci, oh quei bei democraticissimi discendenti di Platone, Aristotele e chi più ne ha più ne metta, lo hanno fatto almeno un paio di volte nei confronti dell'Albania. E fino a poco tempo fa hanno mantenuto lo "stato di guerra" nei confronti dell'Albania, a seguito...dell'aggressione di Mussolini nel 1940!!!

 

by Ritvan Shehi



venerdì, 23 novembre 2007

LA LECITA OBIEZIONE DI ULIVE GRECHE + la mia

>[Caro Ritvan]
Si capisco le simpatie che provi per l'UCK, la milizia partigiana che mise in crisi la maga Adriana quando scoprì che tra un comunista serbo e l'altro abbattevano anche qualche chiesa.
UliveGreche <

E poi immagino che la Maga Maghella sia diventata ferocemente antiUCK e filoserba quasi quanto te:-), quando ha scoperto che i poveri "comunisti" serbi facevano, invece, opera meritoria spianando regolarmente coi carrarmati le moschee dei kosovaroalbanesi, bieki covi di brutalizzazione delle donne islamiche:-).

>Capisco un po' meno chi simpatizza l'UCK poi parla dei kosovari come di una "razza" inferiore.
<

Anch'io capisco un po' meno.

>E per inciso, caro Ritvan, sto parlando di svariati tuoi connazionali nordici.<

Perché tu non hai sentito quello che dicono, invece, certi miei connazionali "sudici":-).
O che pensi forse che gli emuli di Calderoli e Borghezio siano una specialità esclusivamente italica, come il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma?:-). Abbiamo anche nosotros i nostri piccoli razzismi, che ti credi?:-)
by Ritvan Shehi


>Sarà per quello che il Kosovo anzicché confluire nella Grande Albania preferisce staccarsi come nazione per i cazzi sua?
By Davide (IO)<

No, sarà per due altri fatti:

1. I caporioni kosovari si sentono meglio in uno Stato tutto loro, piuttosto che dividere la magra torta albanese. Ohè, l'Albania mica è la Germania dell'Ovest, a cui quelli dell' Est si aggregarono felici per ciucciare marchi veri e non pezzi di carta sovietici:-).

2. Anche se così non fosse, un tale ingrandimento dell'Albania sarebbe osteggiato (in primis dall'influente vicino e membro UE Grecia) molto più del semplice distacco del Kosovo come Stato a sé stante.

3. A dispetto di ciò che pare farfuglino le pessime compagnie albanesi che frequenta ulive (e sorvolo sui motivi che lui ha per frequentarli:-) ) la stragrande maggioranza delle popolazioni albanesi dell'Albania e del Kosovo vedrebbero di buon occhio una fusione/federazione, che, pertanto, non è escluso che si faccia in futuro (magari a seguito di referendum), a meno che gli accordi sullo status del Kosovo non lo vietino esplicitamente.
BY Ritvan Shehi
sabato, 17 novembre 2007

SECESSIONE IMMINENTE PER IL KOSOVO ?

IO ERO RIMASTO AL MONTENEGRO .... MA NEI BALCANI E' TUTTA UNA SECESSIONE ?!?!  

IO ERO RIMASTO AL MONTENEGRO..DavidRitvanarium<

Nel senso dell'amaro dal "sapore vero" preferito come mezzo di pagamento per le prestazioni professionali dai veterinari?:-)

Ciao
Ritvan

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Dài su ... un discorso serio !

Ad esempio c' è una vecchia teoria poco politically correct: le etnie slave nonché balcaniche sono tantissime e troppo litigiose... dei begli Imperi Centrali (Ottomano, Asburgico, Prussiano) erano un ottimo sistema per evitare inutili spargimenti di sangue tribali ... ;-/

Ma immagino che dirai che è una prerogativa dei Serbi.

MA PERCHE' TUTTI QUESTI SFALDAMENTI SECESSIONISTICI ?!


BY
Davide

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>Dài su ... un discorso serio ! Davide<
Eh, ma se tu me la meni col Montenegro:-)

>Ad esempio c' è una vecchia teoria poco politically correct: le etnie slave nonché balcaniche sono tantissime e troppo litigiose... dei begli Imperi Centrali (Ottomano, Asburgico, Prussiano) erano un ottimo sistema per evitare inutili spargimenti di sangue tribali ... ;-/<
Già, con la stessa scusa altri imperi si spartirono Africa e Asia. Una cazzata. Ogni popolo dovrebbe avere il suo Stato. Poi, se vogliono federarsi con altri, secondo regole certe (vedi UE), bene, altrimenti ognuno a casa propria. Non so dire degli slavi, ma gli albanesi non hanno mai attaccato nessuno per sottometerlo. Mentre i greci, oh quei bei democraticissimi discendenti di Platone, Aristotele e chi più ne ha più ne metta, lo hanno fatto almeno un paio di volte nei confronti dell'Albania. E fino a poco tempo fa hanno mantenuto lo "stato di guerra" nei confronti dell'Albania, a seguito...dell'aggressione di Mussolini nel 1940!!!

>Ma immagino che dirai che è una prerogativa dei Serbi.<
No, non è che i serbi siano più "kattivi" degli altri. Semplicemente sono l'etnia dominante in quell'area, pertanto la conseguenza è semplicissima: cercano l'egemonia. Con ogni mezzo.

>MA PERCHE' TUTTI QUESTI SFALDAMENTI SECESSIONISTICI ?!<
Perché a nessun popolo dei Balcani (montenegrini compresi, slavi ed ortodossi, come i serbi) piace stare agli ordini dei suddetti serbi. Ancora non ti è chiaro?
Ciao
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Bel discorso, ma non sottovalutiamo i fenomeni migratori che nel corso dei secoli hanno attraversato i Balcani. I serbi, i croati, gli albanesi, i rom e chi più ne ha più ne metta si sono stabiliti un po' ovunque. Non mi risulta che nessuno dei nuovi stati della ex Iugoslavia sia monoetnico. E ovunque a pagare sono state le minoranze.
E - tanto per fare l'avvocato del diavolo - se sei un serbo nato a Zagabria, Lubiana o Pristina, e magari la Serbia l'hai vista solo sull'Atlante, che devi pagare tu per le scelte politiche di chi sta a Belgrado deve essere un bel giramento di coglioni.
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 Bel discorso, ma non sottovalutiamo i fenomeni migratori che nel corso dei secoli hanno attraversato i Balcani. I serbi, i croati, gli albanesi, i rom e chi più ne ha più ne metta si sono stabiliti un po' ovunque. Non mi risulta che nessuno dei nuovi stati della ex Iugoslavia sia monoetnico. ulivegreche<
Ma nessuno lo è, anche fuori dai Balcani. Che c'entra??!!

>E ovunque a pagare sono state le minoranze.<
Non è proprio vero. Tutto è dipeso dal modo in cui si sono staccati i diversi paesi dell'ex Jugoslavia dal caloroso abbraccio:-) di Mamma Serbia.
In Slovenia, lasciata andare quasi senza colpo ferire, nessuna minoranza ne ha sofferto. Per la Macedonia e il Montenegro idem con patate:-).
Fra Serbia e Croazia c'è stato un reciproco massacro di minoranze e pulizie etniche (forse perché i croati erano cattolici e i serbi ortodossi?). In Bosnia, invece, chi è stata massacrata è stata la "maggioranza" (forse perché era musulmana?).

>E - tanto per fare l'avvocato del diavolo - se sei un serbo nato a Zagabria, Lubiana o Pristina, e magari la Serbia l'hai vista solo sull'Atlante, che devi pagare tu per le scelte politiche di chi sta a Belgrado deve essere un bel giramento di coglioni.<
Non so per quelli nati a Zagabria (come già detto, quelli di Lubiana non ne hanno sofferto affatto) ma ti posso garantire che quelli di Pristina se hanno pagato hanno pagato ANCHE per le colpe loro e non certo per le sole colpe di Milosevic. Infatti, quello che spesso e volentieri i serbi (ma anche altri vicini) imputano agli albanesi è di avere poco senso dello Stato e di costruire le loro relazioni su basi personali, al massimo a livello di clan. E non hanno tutti i torti. Se un serbo di Pristina avesse dissentito dalle politiche fasciocomuniste di Milosevic nei confronti degli albanesi, stai sicuro che i suoi vicini di casa lo avrebbero protetto contro ogni eventuale persecuzione da parte dell'UCK o del diavolo in persona, a rischio della loro vita. Ma evidentemente serbi di tal foggia nel Kosovo ce ne sono stati meno delle mosche bianche:-).

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sabato, 03 novembre 2007

una questione che grava sulla coscienza d ' UN komunista kanaglislamico

>Oh Ritvan & discepolo, a voi questo interventoper dirimere una questione che grava sulla mia coscienza di komunista kanaglislamico:
il Parlamento turco ha approvato l'operazione militare nel nord dell'Iraq per colpire le basi dei ribelli curdi del PKK. Gli Stati Uniti se sono avuti a male. Ma i kurdi del PKK sono anche komunisti (oltre che kanaglie). Credete che sia eticamente corretto che io faccia il tifo per loro insieme ai vostri ammicci ammerecani? E se gli Usa danno ragione al PKK vuol dire che ogni tanto hanno ragione anche i komunisti?ulivegreche<


In kompenso, però, dal sito da te segnalato si apprende che: "il presidente siriano Bashar al-Assad, in visita ad Ankara, ha assicurato pieno appoggio a un'eventuale operazione della Turchia contro il Pkk, definendola un «legittimo diritto» contro il «terrorismo».

Io penso, pertanto, che la tua parte komunista potrebbe benissimo fare il tifo per la strana koppia "USA-PKK". Invece, la tua parte "canagliesca" potrebbe supportare lo "stato canaglia" che è la Siria, mentre la tua parte "islamica" potrebbe augurarsi che Ahmadinejad arrivi al più presto alla bomba A e con essa spazzi via tutti, usani, turchi , kurdi komunisti e sirani kanaglieschi:-) per ristabilire il Califfato/Imamato in tutta quella regione.
Inzomma, vedi un po' te che a me, a 'sto punto, sta venendo la cefalea a grappolo:-).
Ciao
Ritvan

P.S. Ovviamente, sei troppo intelligente per non capire che del PKK agli usani frega 'na cippa. Purtroppo, i proiettili d'artiglieria turchi non sono "intelligenti" e non sanno distinguere i komunisti terroristi del PKK rifugiatisi nel Kurdistan iracheno dai kurdi autoctoni, nient'affatto komunisti e buoni amici degli usani, sì, ma che non possono chiudere la porta in faccia ai loro "fratelli" d'oltrefrontiera, komunisti o nazisti che fossero.
venerdì, 02 novembre 2007

i discorsi degli intellettual-chic sinistrorsi :-))

Eh eh,

quanto mi piacciono i discorsi degli intellettual-chic sinistrorsi :-))

E' divertente notare come le azioni militari in Kosovo e Afghanistan, a cui tutti i governi dell'Occidente - e quasi tutti i partiti italiani - hanno dato pieno appoggio (a torto o a ragione, non è questo il punto), diventino regolarmente crimini promossi e approvati dal solo D'Alema, Bombardatore Cattivissimo und Delinquente :-)

Jospin viene esaltato dai Veri Sinistrorsi, che amano ripetere che bisogna fare come in Francia (a dire il vero, dalla rivolta delle banlié in avanti, lo dicono un po' meno :-) ). Eppure non ha esitato un attimo a promuovere l'uno e l'altro intervento militare. Stessa cosa dicasi per Schroeder, che pure si è schierato con determinazione assoluta contro l'invasione dell'Iraq. E la politica estera del governo italiano dell'epoca è stata portata avanti grazie all'aiuto determinante di Cossutta e Diliberto, che pur di appoggiare la missione militare in Kosovo hanno spaccato il loro partito e ne hanno fondato uno nuovo.

Ora, naturalmente se ne deve concludere che tutti questi partiti "di sinistra non hanno più nulla". E come no. In tutta Europa sono di sinistra solo gli otto (in seguito cinque) partiti trotzkisti francesi, specie quelli che hanno lottato per vietare il velo alle donne islamiche nelle scuole. Tutti gli altri sono null'altro che servi dell'estabilishment politico-mediatico-economico-pippo-pluto-giudaico :-)

Ma la cosa più divertente di tutte è la descrizione nostalgica del PCI, che da certi discorsi appare quasi un partito di radical-gruppettari. Mentre, come tutti sappiamo, era - specialmente sotto Berlinguer - un grande partito di massa.

Ma soprattutto era un partito votato nel modo più assoluto alla realpolitik e non certo alla purezza spirituale: con tutte le conseguenze che ciò comporta.

E per questi motivi era criticato, anzi criticatissimo da quelli che nell'Italia berlusconizzata ne sono oggi diventati - con gustosa ironia della sorte - i suoi più accesi quanto improbabili apologeti :-)

Una cosa è certa: se "ragionare" in questo modo significa essere "di sinistra", allora preferisco mille volte essere definito "di destra" :-))

Z.

p.s.: Nel merito: non c'è dubbio che sulla scala sociale Craxi avesse ragione e Berlinguer torto. E pure di brutto. Questo ha sostenuto Fassino, e francamente non saprei come contraddirlo, nemmeno volendo...
D'accordo con te. Solo due piccole correzioni:

1. "E la politica estera del governo italiano dell'epoca è stata portata avanti grazie all'aiuto determinante di Cossutta e Diliberto, che pur di appoggiare la missione militare in Kosovo hanno spaccato il loro partito e ne hanno fondato uno nuovo."
La scissione del PdCI da Rifondazione Comunista avvenne qualche mese prima della campagna NATO in Kosovo ed avvenne perche i futuri pdci-ni (Cossutta, Diliberto & Co) erano per rinnovare la fiducia al governo Prodi, mentre gli altri, capeggiati da Bertinotti, erano per sfiduciare Prodi. Prodi venne sfiduciato per un solo voto e il PdCI, successivamente entrò nel governo D'Alema, mentre RC no.
Non è che 'ste beghe fra kompagni io me le ricordi tanto bene, eh, ma sono andato a controllare (solita fonte:-)) visto che mi sembrava impossibile che il sovietiko-filoserbo Kossutta avese tanta voglia di bombardare Belgrado:-). La crisi del Kosovo lo trovò in ballo e dovette ballare (c'aveva pure uno dei suoi come sottosegretario alla Difesa, sì, quella Difesa che bombardava Belgrado! e mica lo ritirò, eh!:-)) facendo il solito kompagno "de lotta e de governo", appoggiando obtorto collo il governo "bombarolo" D'Alema solo per non far tornare alla "classe operaia" l'incubo Berlusconi:-).

2. "...non c'è dubbio che sulla scala sociale Craxi avesse ragione e Berlinguer torto."
Ma non era la "scala mobile"?

Ciao
Ritvan

mercoledì, 24 ottobre 2007

Potevano mancare gli Arbëreshë ?

click per la Voce su Wikipedia, ampia ed esauriente ...

Non è chiaro tuttavia se e fino a che punto Arbëresh e "Albanese" (Ghego o Tosco) siano due lingue intercomprensibili dal momento che l' Arbëresh risentirebbe _ come è inevitabile_ dei dialetti meridionali d' Italia.

http://www.vatrarberesh.it/

Non si ricorderà mai abbastanza che "lingua" e "dialetto" è una distinzione socio-linguistica ma sempre moltissimo "socio" e pochissimo "linguistica".

Ritvan può sembrare (verosimilimente) Arbëresh  per il livello di Lingua Italiana, ma non lo è.

Fra gli Arbëreshë famosi c' è senz' altro Anna Oxa (in realtà omonima del Dittatore Storico Enver " Hoxha " nel cognome, ma senza alcun legame con "esso") e, ma non sono sicuro, nientemeno che Antonio Gramsci.

 

by David-Ritvanarium

 

Gjku yne i shprishur... per chi non conoscesse l'arbëresh; "il nostro sangue sparso". :)
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Un caro saluto su un post particolarmente interessante, dato che la mia famiglia paterna è originaria e residente - a memoria d'uomo - a san Marzano di San Giuseppe in Puglia, "arberesh katunde" (spero di aver scritto bene, in caso contrario perdonatemi, ma le prime ed uniche parole imparate sono "si", "no", "pane", "vuoi fare a botte?" e "vaffancu10"...)

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Crispi era un arebresh, non Gramsci.
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Coraggio Ulive, tra un po' dovrebbe arrivare Ritvan, so che fremi
;-)))
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Arriva ritvan
è una promessa, una minaccia od una profezia infausta?

Arriva con i caffè o senza?
utente TROGLIONE anonimo

 
Non è che non ci dormo la notte.
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>Non è che non ci dormo la notte. ulivegreche<

Allora ti porto il "caffé Troglione" che ti terrà sicuramente sveglio
:-).

Mi spiace ma sbagli su Gramsci (Crispi è giusto).
Dalla Sacra Wikipedia in GranSatanese (quella in dolce idioma dantesco pudicamente omette):

"...He was the fourth of seven sons of Francesco Gramsci, a low-level official. His father's family was Arbëreshë and the family name was probably related to Gramsh, an Albanian town..."
 

Ciao

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E sul livello di similitudine fra le 2 Lingue Illiriche ? ;-)
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Non lo sapevo proprio.

Tra l'altro alcune frequentazioni albanesi (from Durazzo) mi dissero a suo tempo che in realtà c'è un lontano legame di parentela tra Anna Oxa e il dittatore canaglia, e che comunque Anna Oxa non è un'arebresh ma di origine shqip.

Così come di origine albanese dovrebbe essere anche la famiglia Craxi.

Infine, sulla vicinanza tra arebresh e albanese, grazie a frequentazioni arebresh ho scoperto che non c'è poi tutta questa similitudine, a quanto pare. D'altronde gli arebresh hanno lasciato l'Albania svariati secoli fa....
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>E sul livello di similitudine fra le 2 Lingue Illiriche ? ;-)<

Beh, ci si capisce poco. Quando a scuola studiavamo la letteratura arberesh (Girolamo De Rada, Giuseppe Schiroi & co), se non ci fosse stata la traduzione a fianco ne comprendevi giusto il 30-40%.
Ciao
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>Tra l'altro alcune frequentazioni albanesi (from Durazzo) mi dissero a suo tempo che in realtà c'è un lontano legame di parentela tra Anna Oxa e il dittatore canaglia...ulivegreche<
Quelli di Durazzo non sanno mai un...bel niente:-). E' una leggenda metropolitana, visto che il padre di Anna Oxa, Qazim, era di Kruja (la città di Skanderbeg), nella parte centro-settentrionale del paese, mentre la famiglia del dittatore era di Gjirokastra, profondo sud.
In più, Hoxha è un cognome comune in Albania, quasi come Esposito a Napoli:-).

>e che comunque Anna Oxa non è un'arebresh ma di origine shqip.<
Questo è vero. Infatti, gli arberesh sono TUTTI cristiani, mentre uno che di nome fa Qazim e di cognome Hoxha è matematicamente sicuro che non lo sia.

>Così come di origine albanese dovrebbe essere anche la famiglia Craxi.<
Sì. E anche Tanassi:-).

>Infine, sulla vicinanza tra arebresh e albanese, grazie a frequentazioni arebresh ho scoperto che non c'è poi tutta questa similitudine, a quanto pare. D'altronde gli arebresh hanno lasciato l'Albania svariati secoli fa.<
Già. E c'hanno pure un po' de puzzetta sotto er naso, da quanto m'è stato detto, poiché si considerano loro " i veri albanesi". Come vedi, siamo sempre i negri di qualcun altro, come disse qualcuno.
Ciao

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Diciamo che si considerano gli albanesi "puri" non contaminati dai turchi, cosa che del resto si riscontra anche negli albanesi del nord, soliti vantarsi di essere i veri ariani, nonché i discendenti diretti di Alessandro Magno. Poi però ogni tanto gli spunta fuori dall'armadio una maglietta dell'UCK...
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>Poi però ogni tanto gli spunta fuori dall'armadio una maglietta dell'UCK... ulivegreche<

E allora? Esercito Partigiano di Liberazione Nazionale dall'okkupazione serba è: o che ci mettiamo adesso a discriminare fra "partigiani buoni" (p.es. quelli del CNL italico ai tempi dell'okkupazione tedesca) e "partigiani kattivi" dell'UCK??!!
Comunque, meglio la maglietta dell'UCK che quella del Che:-)
Ciao
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sabato, 22 settembre 2007

La storiella secondo cui i figli sono sempre e comunque "piezz' e core" ha proprio rotto.

>Peraltro, più di una persona bene addentro alla faccenda (per esempio, una che di mestiere fa la psicologa in un carcere minorile, e un'altra che si è fatta in prima persona la bellezza di sei affidi familiari temporanei di bambini in difficoltà) mi hanno assicurato che il ben noto tormentone secondo cui "se certe cose le facesse un genitore italiano gli toglierebbero i bambini subito, mentre da parte degli zingari vengono tollerate", è una balla di proporzioni cosmiche. Lisa<
Beh, anche una pissicologa di un carcere minorile può avere buoni (si fa per dire) motivi ideologici per raccontar balle. Come disse una volta il buon Pajetta "Fra la Verità e la Rivoluzione, scelgo la Rivoluzione". Non so se ci siamo capiti:-).

>Semmai il problema è molto più generale: in Italia è quasi impossibile che tolgano un bambino alla famiglia, in assoluto, qualunque sia la sua nazionalità. E questo, a causa di una combinazione devastante tra derseponsabilizzazione sociale (per cui nessuno vuole prendersi la grana di ordinare un provvedimento impopolare) e insopportabile familismo patetico, per cui la mamma è sempre sacra, e ai genitori bisogna sempre dare una possibilità in più. Se in Italia ci sono così pochi bambini adottabili, ma ce ne sono tanti che entrano ed escono dagli istituti senza una soluzione a lungo termine, è esattamente per questo.<
Su questo abbastanza d'accordo. La storiella secondo cui i figli sono sempre e comunque "piezz' e core" ha proprio rotto.

>Però, nei rari casi in cui i provvedimenti gravi vengono presi davvero, a parità di gravità della situazione, è molto più facile che vengano allontanati dalla famiglia bambini zingari o in generale stranieri, piuttosto che italiani.<
A parità di gravità di situazione? Quante famiglie italiche conosci che mandano i figli minori a rubare o a mendicare? Ma non diciamo castronerie!

>E quando sono i minori stessi a commettere delle illegalità (ovviamente qua non si parla più di bambini piccoli ma di adolescenti), a parità di reato, è infinitamente più facile che vada in carcere un ragazzo straniero o zingaro, che italiano.
<


Lo straniero sì (ma solo perché l'italico troverà quasi sempre l'amico dell'amico dell'amico del fratello di latte:-) del giudice, non per altro), ma lo zingarello col piffero. Altrimenti le ladruncole zingare di Piazza Navona sarebbero da tempo immemore in galera, non darebbero per la 215-esima volta false generalità alla polizia, per poi venir accompagnate dal papà mercedessemunito nel campo di provenienza. Per ritornare l'indomani a presidiare il "forte" Navona.

>Perchè nel caso dell'italiano si tende sempre a dare una possibilità in più alla famiglia e a pensare che sia recuperabile,<
Ma figuriamoci: solo che c'è di mezzo il sullodato amico dell'amico del fratello di latte:-).

>con gli altri si ha molta meno delicatezza. Quindi, esattamente il contrario di quello che si recrimina in giro.<
Non c'è delicatezza, né indelicatezza. C'è solo rassegnazione da parte del giudice, perché lui sa che ormai quella piccola anima è irrecuperabile: alla prima occasione scapperà per darsi di nuovo al ladrocinio.

Ritvan

mercoledì, 19 settembre 2007

elemento fondante della cultura tribale rom...

x Santaruina (un po' dappertutto:-) ).

Beh, la tua ipotesi komplottistika non fa che rovesciare - sempre sotto l'egida del noto principio "cui prodest" - le accuse che da destra vengono rivolte alla sinistra.
Insomma, questi benedetti "nuovi proletari" vengono portati nel Belpaese dalla sinistra, in modo da creare le condizioni per una "situazione rivoluzionaria", prodromo della GRP (Gloriosa Rivoluzione Proletaria) oppure dalla destra, per far spingere i cittadini dalle balle rotte dalle orde straccione a chiedere l'intervento dell' "Uomo della Provvidenza"? Mah...
E se fossero vere entrambe le ipotesi?:-). In tal caso mi viene in mente la storiella di quel tale di mezza età che aveva due amanti: una giovane e l'altra anziana. E ogniqualvolta si incontrava con loro (separatamente, ovvio), la giovane gli strappava i capelli bianchi, per farlo sembrare più giovane e la vecchia i capelli neri per farlo sembrare più vecchio. Alla fine, il meschineddu rimase completamente calvo:-).

Ciao
Ritvan

io pensavo che i rom fossero dei nomadi, persone che si spostano anche se stanno ferme magari per anni nel solito posto. MARIA<
Mi sa che pensavi bene!:-). E ti ricordo che si stava parlando di rom provenienti dalla Romania, non di rom provenienti dalla Svezia o dall'Australia:-).
Il fatto che Ceausescu - come il nostro beneamato Hoxha, del resto - li ha "fissati" in un posto non vuol dire affatto che siano diventati d'incanto "sedentari". E, siccome i cari rom non son fessi, appena hanno capito che è meglio essere poveri in un paese ricco come l'Italia, piuttosto che poveri in un paese povero come la Romania, stanno sciamando nel Belpaese.
Che essi si presentino o meno come nomadi, è questione di lana caprina: di fatto vivono nelle roulotte o nelle baracche, e RUBANO.
Oh, già, che nella stragrande maggioranza dei casi rubino, ricettino e altre amenità simili non c'è nel preziosissimo e stringatissimo sunto kelebekiano. Ma questi son dettagli insignificanti:-).

>Mi sbagliavo. Lo terrò presente.<
Autocritica bolscevica, subito!:-)

>Frequentare il tuo blog significa avere informazioni non campate in aria, al di là delle idee politiche di ognuno di noi.<
Beh, io direi campate in aria solo per metà: quella metà che ignora il ladrocinio sistematico a danno dei "gagi" come elemento fondante della cultura tribale rom.

Ciao
Ritvan
>I Rom non solo possono lavorare, ma lavorano eccome. Le fabbriche sono piene di operai Rom, gli ospedali di infermiere Rom, i mercati generali di scaricatori Rom. Miguel Martinez<

Eh, però, mi pare difficile che un'infermiera rom (stipendio medio intorno ai 1400 euri) vada poi a vivere in una baracca, non trovi?
Mi sa che Francesco non si riferiva a quel tipo di rom "integrati".

>Il problema, come spero di aver spiegato, è un altro, e riguarda sia la centralità della famiglia, sia il tipo di lavoro.<
Sbaglierò, ma io penso che l'infermiera rom del tuo esempio, se è un'infermiera come si deve, metterebbe la sua piccola tribù fatta di nonna paralitica, padre autistico e marito nullafacente, nonché prole varia davanti all'alternativa: o - in attesa della casa popolare - venite a vivere con me in un buco di perferia, sempre ammucchiati, ma almeno con bagno, porte e finestre, lontani da questo covo di ladri e ricettatori, oppure me ne vado da sola.

>Distinguiamo tra persone di "origine Rom", e Rom come comunità realmente esistente.Siccome la genetica non mi interessa, mi occupo solo della seconda categoria di persone. <
Eh, ci mancherebbe altro!

>1) I Rom non sono nomadi.<
Ma non sono nemmeno sedentari: diciamo ambivalenti, a seconda della convenienza?

>2) I Rom sono famiglie allargate, in cui chi non è bambino, è madre/padre/nonno/nonna, senza tappe intermedie.<
Ma le famiglie patriarcali mica sono esclusiva dei rom, ci sono passati più o meno tutti i popoli e ancora nel terzo mondo esistono e sono la maggioranza nelle zone rurali. E che vor di'?

>3) Queste famiglie allargate vivono in comunità<
Ma nessuno vuole spezzare la "comunità" dei cari rom.

>e occupano gli spazi al di sotto della società.<
Ma mica qualcuno ce l'ha con loro solo per questo, mi pare.

>4) Questi spazi da "fuori casta" sono costituiti da tutti i mestieri "al di sotto" delle persone normali, anche povere.<
Quali, di grazia? Sopra hai parlato di infermieri, operai e scaricatori: non mi sembrano mestieri "al disotto" di qualcosa.

>5) I Rom, come i piccioni, si avventurano nelle nicchie in cui nessun altro osa scendere;<
Ehm...date certe loro abitudini, più che ai romantici piccioni a me vengono in mente le più prosaiche cavallette:-). Specie da quando si stanno dedicando allo "spazzolamento" di ogni filo di rame che esista nel loro "raggio d'azione". Sai, Miguel, la vita di nosotros non romantici piccioni è strettamente collegata ai fili di rame e se qualcuno li porta via, permetti che c'inkazziamo un pochino?

>agendo come famiglie, condividono i rischi, le sofferenze, la miseria e anche i magri proventi.<
Eh, "magri" fino ad un cento punto: so di turiste babbione teutoniche che si portavano nella borsa migliaia di euri in contanti, prima che la "piccioncina" manolesta glieli portasse via con destrezza. E con migliaia di euri, anche una piccola tribù di baraccati potrebbe vivere per alcuni mesi, qualora non si abbandonasse ad eccessi schifosamente borghesi come il whisky e la robba:-).

>6) In una società basata sugli scarti, come la nostra, il "popolo delle discariche" ha molte possibilità, che vanno dalla raccolta di vestiti usati, a lavori saltuari anche durissimi, al lavoro di sfasciacarrozze, al lavavetri, alla pura e semplice elemosina.<
Toh, manca sempre quel "qualcosa":-).

>E quindi la possibilità di sopravvivenza fisica (non parlo di benessere) è maggiore in una società come la nostra, a patto che quegli spazi si possano gestire senza dover impazzire dietro partite IVA e affini.<
Eh, già, il maggior problema che presentano i rom è la loro granitica cocciutagine nel rifiutarsi di aprire la partita IVA:-)

>7) Parlare quindi di un "individuo" che viene qui e nel giro di tre mesi trova lavoro, in una società estremamente competitiva, non ha molto senso quando si parla di Rom.<
E quanti mesi vorresti dargli? Facciamo 6 e non se ne parli più? Sicuri che dopo 6 mesi trova lavoro oppure se ne torna a casa sua?

>Primo, perché qualunque lavoro il Rom trovi, deve essere diviso per dieci persone: cosa anche fattibile - un Rom può benissimo fare il muratore, e con un solo stipendio mantenere moglie, quattro figli, due fratelli invalidi e due nonni malati.
A patto ovviamente di non dover pagare un affitto per tutti loro, ma di poter vivere con loro in una roulotte o in una baracca.<

E a patto che non mandi la moglie ad elemosinare col più piccolo drogato in braccio e gli altri a rubare, beninteso:-).
Guarda che alla ggente italica (mica son svedesi o svizzeri:-) ) frega poco delle baracche, se abitate da persone che si mantengono con il lavoro, ma se da quelle baracche sciama quotidianamente un'orda di ladri, ladruncoli, ciarlatani e truffatori vari, certo che s'inkazza. E ha ragione. Al di là di ogni ideologia.

Ciao
Ritvan

i Rom si spostano, come si spostano tutti nella società globale, veterinari albanesi e traduttori messicani compresi.<
Già. Ma a parte i trollazzi castrucceschi che - per qualche misteriosa ragione - ce l'hanno coi veterinari albanesi e li vogliono per forza trasformare in avvocati:-) e certi decerebrati di Indymedia che ce l'hanno coi traduttori messicani perché li ritengono agenti infiltrati dalla Digos, mi sembra che il resto del Belpaese ci tollera abbastanza bene, non ti pare? E perché la stessa cosa non accade ai poveri rom? Solo perché c'hanno la pelle olivastra?Mmmm...mi convince poco:-).

>E siccome è facile che arrivi una ruspa e ti butti giù casa a Padova, o un fratello trovi lavoro a Palermo, o c'è una zia anziana da badare, che sta male a Zagabria, cambiano casa anche più di noi.<
"Casa" in questo caso è un grazioso eufemismo per dire "baracca" o "roulotte", vero?

>Quello che voglio sottolineare è che non esiste alcuna "cultura del nomadismo", "scelta di non essere sedentari", eccetera.<
Massì, tutte invenzioni del bieko Occidente Kapitalistiko Mediatizzato & Globalizzato:-)

>Per quanto riguarda il fatto che c'è una percentuale più alta di gente che ruba, tra i Rom che tra gli eritrei, ad esempio, lo so benissimo.<
Ma potevi anche dircelo prima, no?:-)

>Semplicemente, non ho mai conosciuto dei Rom che rubassero;<
Neanch'io ho conoscito personalmente un siciliano mafioso (e di siciliani ne ho conosciuti un sacco). Si vede che la Mafia o non esiste, oppure prolifera da qualche altra parte:-)

>anche se ho conosciuto dei Rom che sono stati derubati più volte - da altri Rom, da maghrebini, da albanesi e da italiani.Rubare ai Rom è la cosa più facile di questo mondo.<
Ti credo sulla parola. Non dovrebbe essere difficile derubare un rom: di solito non si fa molta attenzione nel proteggere dai ladri cose che non sono frutto di onesto lavoro:-).
E di ladri e balordi albanesi qui ce n'è, eccome: ma sono giovani solitari e sbandati, non li mandano i genitori per portarsi a casa il malloppo la sera. Capisci la differenza, vero?

Ciao
Ritvan


martedì, 11 settembre 2007

L'avventurosa vita del Gran Mufti di Gerusalemme

 Caro Sacro Custode Del Mio Museo (tié, cuorn' e bicuorn' ai troglioni castrucceschi, "mausoleo" a soresa!:-) ) ti copincollo qui il ritratto che il Supremo Saggio Italico Sergio Romano fa di uno dei tuoi personaggi preferiti, il Gran Muftì di Gerusalemme. Buona lettura.
Ciao
Ritvan 
 

L'avventurosa vita del Gran Mufti di Gerusalemme

Nel corso di una trasmissione su Radio radicale si è parlato della possibile instaurazione a Gaza, e in futuro anche in Cisgiordania, di un regime fondamentalista islamico. Le chiedo quanto ritenga remota questa possibilità. Alla radio un esperto del Medio Oriente paventava l'azione degli emuli del Gran Mufti di Gerusalemme che, proprio a Gaza, nel 1948 creò un governo palestinese rivendicante il potere su tutta quanta la Terrasanta. Ma chi era questo sinistro personaggio, precursore degli integralisti attuali?

Mario Giuseppe Anzani,
mario64@tin.it   

 



Caro Anzani, il "sinistro personaggio" di cui è stato evocato il ricordo a Radio radicale è probabilmente Haji Amin al Husayni, forse il più importante e avventuroso dei leader palestinesi nel periodo fra l'instaurazione del mandato britannico nel 1920 e la prima guerra arabo-israeliana del 1948. Ebbe una carica religiosa (Gran Mufti di Gerusalemme) e usò la religione per mobilitare l'interesse del mondo musulmano per la causa palestinese. Ma non fu "fondamentalista " nel senso che la parola ha assunto in questi ultimi anni. Nella sua grande storia del conflitto arabo-sionista dal 1881 al 2001 ("Vittime", Rizzoli 2001), lo storico israeliano Benny Morris ricorda che era nato a Gerusalemme nel 1895 e apparteneva al clan degli Husayni, il più importante e inf l u e n t e , con quello dei Nashashibi, nella società palestinese dell'epoca. Studiò al Cairo nella più autorevole università islamica del mondo (Al Azhar), divenne ufficiale dell'esercito ottomano e prese parte alle operazioni della Grande guerra nelle file dell'esercito turco. Ma nel 1917 disertò e raggiunse le formazioni irregolari dello sceriffo della Mecca per partecipare, con gli amici e alleati di Lawrence d'Arabia alla "rivolta nel deserto". Fra il 1917 e il 1918, quindi, fu filobritannico e addirittura, secondo alcuni, un informatore dell'Intelligence Service, "infiltrato tra i seguaci dello sceriffo". Ma quando ritornò in Palestina, alla fine della guerra, divenne subito uno dei maggiori esponenti delle agitazioni palestinesi che scoppiarono in quel periodo contro gli insediamenti ebraici. Fu arrestato, processato, condannato a dieci anni di reclusione. Ma di lì a poco, nel maggio 1921, riemerse come Gran Mufti di Gerusalemme, e più tardi, nel 1936, come presidente dell'Alto Comitato Arabo, vale dire dell'organizzazione che assunse la rappresentanza politica della società palestinese ed ebbe una parte direttiva in tutte le rivolte anti-ebraiche degli anni Trenta. L'amministrazione britannica tenne nei suoi confronti un atteggiamento ambiguo e oscillante. Lo usò nei periodi in cui voleva dare qualche soddisfazione alla maggioranza palestinese e cercò di tenerlo a freno ogniqualvolta le agitazioni arabe mettevano a rischio la governabilità del Protettorato. Nulla di nuovo. Fu questo, generalmente lo stile realistico e spesso cinico delle amministrazioni coloniali britanniche, sempre inclini a spostare il loro appoggio da un campo all'altro per meglio impedire la nascita di una organizzazione troppo potente. Il Gran Mufti, tuttavia, si dimostrò ben presto incontrollabile. Se gli inglesi erano pronti a servirsi del suo prestigio, Amin al Husayni, dal canto suo, era pronto a usare chiunque potesse giovare alla causa arabo-palestinese. Strinse rapporti con il consolato tedesco a Gerusalemme, accettò probabilmente denaro dai servizi italiani. E quando, finalmente, gli inglesi decisero di sbarazzarsi di lui esiliandolo alle Seychelles, fuggì da Gerusalemme travestito da beduino e si imbarcò per il Libano. Dopo lo scoppio della guerra si trasferì a Baghdad e sostenne la piccola rivoluzione di palazzo che portò al potere nel 1941 la fazione filo- tedesca e filo-italiana della politica irachena. E quando gli inglesi ripresero in mano il controllo della situazione, riparò in Turchia dove l'ambasciata d'Italia gli dette un passaporto e gli permise di arrivare a Roma. Poche settimane dopo era a Berlino, nell'ufficio di Hitler, pronto a stringere con il Fuehrer un patto di amicizia e collaborazione. Esiste una fotografia, scattata qualche mese dopo, in cui il Gran Mufti passa in rassegna un reggimento SS composto da reclute della Bosnia musulmana che portavano, come nei reggimenti bosniaci dell'esercito austro- ungarico, un fez rosso. Ed esiste l'interessante libro di Stefano Fabei ("Una vita per la Palestina", Mursia 2003) in cui i suoi rapporti con l'Asse sono attentamente descritti e studiati. Intelligente, abile e spregiudicato, sopravvisse alla sconfitta del Terzo Reich e riapparve in Palestina dopo la fine della guerra con il sostegno di alcuni dei maggiori Paesi della Lega Araba. Era ancora il Gran Mufti di Gerusalemme, ma soprattutto un leader politico-militare, pronto ad assumere la supervisione delle unità combattenti palestinesi nella guerra civile che precedette lo scoppio del conflitto arabo-israeliano durante la primavera del 1948. Benny Morris ricorda che nel settembre 1948 si costituì a Gaza, per sua iniziativa, un governo palestinese e che Husayni fu eletto presidente di un'assemblea costituente chiamata "Consiglio nazionale". Mané la Giordania né l'Egitto desideravano in quel momento la nascita di un vero Stato palestinese. Il governo di Gaza non ebbe alcun potere e Husayni dovette trasferirsi al Cairo dove godette di una dignitosa ospitalità. Morì a Beirut nel 1974 portando con sé nella tomba il ricordo dei suoi intrighi e delle sue avventure. Se mai esisterà uno Stato palestinese, Amin al Husayni figurerà probabilmente nella galleria dei precursori.

Sergio Romano

giovedì, 17 maggio 2007

Lati grotteschi dell'avventura coloniale italica

>ritvan: dacia non sta inventando niente purtroppo... silbiasan<

Mi dispiace contraddrLa egregio avvocato di Dacia:-), ma confermo quanto detto e che si riferiva ESCLUSIVAMENTE alle missioni militari italiche nell'ULTIMO ventennio, non nel Ventennio:-). Se leggi bene il mio post a cui fai riferimento ti accorgerai che nel contraddire Dacia non mi riferivo al periodo coloniale, a proposito del quale al massimo si può imputare a Dacia di aver moltiplicato per 10 i morti indigeni (da centinaia di migliaia a milioni), ma non ne facciamo una questione di macabra ragioneria. Sulle vittime delle folli (e a volte grottesche, pur nella loro tragicità) imprese coloniali italiche Dacia ha ragione. Ha torto marcio, invece, quando scrive:"..e l’Italia sta contribuendo ad uccidere milioni di persone negli ultimi 20 anni, seguendo pedissequamente il cammino da ubriaco di una superpotenza in cerca di mercati dove smerciare ciò che meglio riesce a produrre: soldati, proiettili, bombe e morte."

Capito mi hai? 

>se vedessi i documentari e le testimonianze sulle guerre in etiopia e libia scopriresti tante cose che io pure ignoravo in parte.si raccontava di fosforo sparato sulla gente (com'è accaduto in iraq), di gas nervino e di graziani che era ferocissimo e faceva a gara con badoglio per vedere chi entrava per primo ad addis abeba.si si ho parlato di badoglio: la persona che era il nostro piccolo eisenauer ha firmato precisi documenti in cui faceva rapporti di uso di queste armi.<

Guarda che io non ho fatto la scuola dell'obbligo in Italia - dove, per amor di Patria DC e PCI inciuciavano per stendere un velo pudibondo sulle nefandezze coloniali - , bensì nell'Albania comunista di Enver Hoxha, dove i testi scolastici erano infarciti all'inverosimile delle turpi imprese coloniali dei biechi fascisti italici che avevano invaso pure l'Albania. Anche facendo la debita tara del 99% :-) che ogni persona sana di mente dovrebbe fare ad ogni papiro proveniente da un regime comunista, le atrocità commesse dall'esercito coloniale italico in nordafrica rimanevano impressionanti e inconfutabili. Pertanto, è inutile che tu venga a farmi prediche sull'argomento.


>Siamo stati gli unici occidentali a perdere battaglie in africa<

Non è vero. Anche inglesi e francesi hanno perso le loro. E si sono vendicati altrettanto crudelmente dopo.

>e di sicuro questo era un buon motivo per falciarli tutti, dovevamo pure noi prendere il nostro pezzetto d'africa no? peccato che dopo che salvemini defini' la libia uno scatolone di sabbia si scopri' il petrolio<

Questo è uno dei lati grotteschi dell'avventura coloniale italica.

 >e noi ci buttammo alla conquista del vero scatolone di sabbia con poche risorse proprio prima della guerra: non avremmo potuto spezzare le reni nemmeno alla corsica cosi' equipaggiati:P<

Beh, l'Albania sì, però. L'avete conquistata nel 1939 dopo una "battaglia" durata poche ore contro una sparuta truppa composta da guardiacoste e qualche centinaio di volontari. E finché i cari comunisti nostrani, nel 1941 (toh, guardacaso appena l'alleato di Mussolini attacco la "Grande Patria di Tutti i Comunisti) non sobillarono artatamente i capiclan locali, si viveva meglio che in italia e nessuno si sognava di fare "il resistente". Come vedi, non tutto si può inquadrare negli schemi coloniali di vosotros.

>per tutte le tue precisazioni nel post posso dire solo una cosa purtroppo col senno di poi: se uno si piazza in un paese, disegna a tavolino confini e costituzioni e crea un regime totalitario<

A chi ti riferisci in concreto, please?

>purtroppo ci sono due vie: o si trova un dittatore repressivo che unifica col timore (guarda caso in yugoslavia tutto ando' bene finchè tito era vivo ed incarnava la rivolta partigiana contro il nazismo )<

Scusa ma stai dicendo delle castronerie. Primo, nessuno si è "piazzato" col suo "tavolino" in Jugoslavia. Non ho tempo, né voglia di farti qui la storia di quel paese, dal regno Serbo-Croato-Sloveno in poi, ma nessuno impose nulla a nessuno all'inizio. Poi, la Jugoslavia fu creata ben prima di Tito e pareva funzionare fino allo scoppio della II GM. La dittatura di Tito semmai fu il problema, non la "soluzione", perché fece "congelare" con la forza le tensioni interetniche, che ovviamente continuarono a covare nel "sottosuolo" ed ingigantirsi, in assenza di ogni possibile sbocco democratico, per "scoppiare" violentemente appena il pentolone fu scoperchiato con la demolizione del Muro di Berlino.

 >o si cerca un nemico (in russia prima fu lo zar, poi stalin uso' i nazisti e i leader dopo di lui usarono il capitalismo degli USA).<

Idem per la Russia. Chi si "piazzò" lì col suo bel "tavolino"?! Stalin usò i nazisti? Ma che cavolo stai dicendo, lungi da me l'idea di difendere Baffone, ma furono i nazisti ad attaccare l'URSS e non viceversa! E gli USA erano un pericolo reale per i sovietici (porca miseria, che mi tocca scrivere in ommaggio alla verità storica!:-))e avrebbero tentato in tutti i modi di destabilizzare il regime per farlo cadere; come del resto successe nel 1989! Semmai si potrebbe applicare anche al regime sovietico lo stesso ragionamento fatto per la Jugoslavia: stupido "congelamento" delle tensioni/rivendicazioni interetniche con lo slogan "siamo tutti fratelli, nel segno delle falci e dei martelli":-)

>avremmo potuto risparmiarci tante guerre se i governi avessero fatto diplomazia migliore e non solo i loro interessi economici.<

Tu sopravvaluti l'efficacia della diplomazia col ramoscello d'ulivo in bocca, mia cara. A volte la guerra rimane l'unica soluzione realmente possibile a problemi reali. E, del resto, von Clausewitz disse:"La guerra è solo la continuazione della politica con altri mezzi". Ma se la cosa non ti convince, prova a farti inviare da Bush a trattare amichevolmente la pace con Bin Laden:-)

>per esempio non mi stupisce il "problema islamico del terrorismo" perchè l'occidente s'è comportato troppo male pensando di essere sempre troppo forte:<

Eh, sì, i "cani infedeli" la devono pagare:-). E se gli si proponesse a Bin laden di costruirgli un'autostrada tutta per lui che colleghi le grotte dell'Afghanistan alla mecca, dici che accetterebbe di fare la pace col Grande Satana e metterci una pietra sopra sugli abusi che presumibilmente ha subito da piccolo ad opera dei prepotenti "crociati"?:-) 

 >non si deve nemmeno scherzare con la cina<

E chi scherza? La lasciano tranquilla assassinare con un proiettile nella nuca (il conto del proiettile viene gentilmente addebitato sul conto corrente della famiglia!) gente che qui sarebbe affidata ai servizi sociali, di cui poi si vendono gli organi (o li ammazzano solo per prelevarne gli organi, non si sa bene). Poi si tace sul Tibet, ci si vergogna di tenere relazioni diplomatiche con Taipei, ci si fa invadere da merci cinesi prodotte nei lager, ecc., ecc. Che vuole di più la Cina, anche il nostro culo?:-)

>visto che forse non avranno belle armi, ma il governo sacrificherebbe una quantità assurda di gente e questa non rifiuterebbe purtroppo.<

Nessuno è tanto pazzo da tentare l'invasione della Cina, ma neanche l'oligarchia fasciocomunista che governa quel paese è tanto pazza da tentare un'aggressione contro un altro paese. Del resto, l'unico paese con cui ci dovrebbe provare è per l'appunto il Taiwan, ma dubito che per ora i cari kompagni, pur avendo un potenziale esercito di centinaia di milioni di uomini siano in grado di tentare uno sbarco in massa su quell'isola superfortificata.

>Insomma piangere sul latte versato non serve, ma analizzare con criticità gli eventi si.
è purtroppo di oggi la notizia del convoglio di alpini preso da una bomba..sempre piu' triste.<

Vuoi forse dire che li dobbiamo lasciarli scannare...in pace fra talebani, moderati e signori della guerra e del papavero e che vinca chi ce l'ha più lungo..il kalashnikov?

Ciao

Ritvan

giovedì, 17 maggio 2007

Eh, non ci sono più i comunisti di una volta

Eh, sì, i biechi post-neo-comunisti, servi degli amerikani (porca miseria, ma allora a Casa Bianca mica c'era il guerrafondaio Bush, c'era invece Bill Bocchino Clinton, il fondatore dell' "Ulivo Mondiale"!!!) dovevano invece andare tutti a Belgrado - come fece il bon Cossutta, mi pare - a fungere da scudi umani a quel galantuomo di Milosevic e alla sua pulizia etnica!
Eh, non ci sono più i comunisti di una volta!...

RITVAN SHEHI

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categoria: considerazioni, serbia, balcani, proclami, ex jugoslavia, kompagni col k, amerikani biekissimi

lunedì, 30 aprile 2007

DARFUR E SCHIAVISMO, SPARTACO E ILLYRIA COMPRESI

 

NOTA LINGUISTICA NOTA ;-) AI PIU':
 Se è per questo anche il nostro Italico "Ciao" deriva dall' affettato [NON in senso gastronomico ;-) ] Saluto Veneto "Sciavo Vostro" !
 
 by Davide (Io)

Insomma, se ho ben capito ( da Kelebek, ndr) CLICK la schiavitù in salsa africana c'aveva l'INPS incorporata, mentre quella dei biekissimi occidentali praticava la rottamazione degli schiavi.
E' vero, noi occidentali facciamo letteralmente ribrezzo: ci dobbiamo nascondere per la vergogna e invece stiamo qui a cazzeggiare via web:-)
Ciao
Ritvan
P.S. Quella degli ebrei castratori di schiavi slavi non è male, altro che le fandonie di Ariel Toaff sui cristianucci sgozzati per fare il pane azzimo. Ma Ahmadinejad la sa 'sta storia?:-)
P.S.2 Ma quei benedetti slavi, non potevano autodefinirsi in altro modo? Il solito ebreucco dal naso grifagno passava di lì e gli chiedeva: "Che sei tu?" e qello "Sono slave*". "Ma c'hai un padrone?" "No". "Ah, ho capito, sei uno slave fuggito, adesso vieni con me che ti faccio una bella operazioncina e poi ti porto in un bel posticino pieno di minareti, dove starai beato fra le donne"

*"slave" in inglese "schiavo".

Ritvan, lo so che lo sai, ma forse chi legge no. E' la parola schiavo (slave, esclave, esclavo, etc.) a derivare da "slavo" (il nome che gli slavi, per l'appunto, davano a se stessi) e non il contrario :)

by Falecius

Si, lo so Falecius, però volevo fare la mia solita battuta. E so anche che i commercianti ebrei (una specie di "multinazionale del commercio" dell'epoca) che commerciavano ANCHE in schiavi venivano chiamati Rahdaniti.
Ciao
Ritvan

>certo ragazzi che per parlare di "sicurezza del posto del lavoro" per lo schiavetto romano bisogna veramente avere una bella pelliccia sullo stomaco...

roberto<

Concordo. Specie se si considera che gli schiavetti (e le schiavette, per par condicio) fungevano spesso e volentieri da...ehm..per così dire "svago sessuale" del padrone e dei suoi amici.
Certo che chi ha la pelliccia antikapitalista sullo stomaco potrebbe facilmente ribattere che non era escluso che lo schiavetto/la schiavetta ci godessero pure:-).
Ciao


Ritvan


P.S. Ah, sempre per gli "impellicciati". Non dimentichiamoci che a quel tempo non c'era la Turco-Napolitano-Bossi-Fini per consentire i ricongiungimenti familiari. Il padrone era liberissimo di vendere moglie e figli dello schiavo dove e quando gli pareva.

 Cogita filiorum nos modestia delectari, uernularum licentia (seneca, de providentia, i)

Sugli schiavi nell'antica roma la cosa è piuttosto differenziata (basta pensare ai potentissimi liberti (ex schiavi) in età imperiale; ad uno d’essi, pallante, lo stesso Seneca in esilio in corsica manda una “consolazione” per ingraziarselo). I “vernulae” erano i piccoli schiavi nati in casa, che venivano così vezzeggiati da permettere loro (e dilettarsene) un comportamento da “monello” che ai figli non era permesso. Anche perché la rivolta di Spartaco non poteva far insorgere gli schiavi nelle città, che stavano meglio d’altri schiavi, essa fu destinata alla sconfitta. La loro condizione di “res”, letteralmente, era comunque atroce, e anche se degli schiavi potevano star meglio materialmente d’un lavoratore d’oggi, la loro condizione era peggiore. Il motivo è che la dipendenza d’uno schiavo era personale, quella d’un lavoratore è impersonale, dipende da un contratto non da una proprietà. È questo diverso rapporto di dipendenza col “padrone” che apre prospettive per i lavoratori, all’interno della società stessa, non si pensi immediatamente che io alluda alla rivoluzione, diverse e più ampie di quanto potessero aprire la dipendenza personale. Da quel che ho capito, i poveri schiavi in mano ai proprietari italiani avevano la “fortuna” di godere della condizione di schiavo come rapporto di dipendenza, ma interpretata secondo la condizione di salariato, che diventa semplicemente un costo se non ci si guadagna sopra, dalla mentalità capitalistica dei proprietari italiani. È la condizione peggiore immaginabile: s’è legati al peggio del vecchio e del nuovo, senza avere alcun vantaggio dal nuovo. In questo preciso senso, le forme di schiavitù di ritorno sono peggiori della schiavitù antica o tradizionale dove persiste. Ben trovato il passo di Miguel sull’apostolo mormone che accetta moralmente la schiavitù per la forma mentis biblica (verrebbe da dire precristiana) ma la respinge praticamente per la forma mentis economica, che ne vede i costi eccessivi in un paese come i nascenti Usa. È da dire però che quella libertà dal rapporto di dipendenza personale era un vantaggio anche per i lavoratori liberi (di vendersi).p
Anche perché la rivolta di Spartaco non poteva far insorgere gli schiavi nelle città, che stavano meglio d’altri schiavi, essa fu destinata alla sconfitta...p.<

Ehm...mi sembra una spiegazione un po' troppo...come dire...ecco, marxista:-).
Gli schiavi "benestanti" delle città, "colletti bianchi" servili dei padroni e pertanto traditori della causa del proletariato schiavistico? Non mi pare proprio. Intanto va detto che nelle piccole città conquistate da Spartaco la stragrande maggioranza degli schiavi in grado di portar armi si unì a lui. Quelli che rimasero, probabilmente erano inabili a fare la vita da "partigiano", oppure non credevano (e la storia diede loro ragione a posteriori) in un progetto "politico" di Spartaco, i cui tentennamenti in questo senso ("esportare" la rivoluzione? ognuno ritornasse libero a "casa sua"? attaccare Roma? e poi che farne, prendere il posto dei padroni e ridurre quelli in schiavitù? raderla al suolo e massacrarne tutti gli abitanti? e così via....) sono noti.
Per quanto riguarda gli schiavi di Roma, i più numerosi e, in teoria, capaci di far avere a Spartaco la superiorità numerica nei confronti dell'esercito romano, essi non potevano ribellarsi: senza armi, senza addestramento, senza organizzazione (mica c'avevano il partito o il sindacato, loro:-) ), senza un capo, sarebbero stati massacrati fino all'ultimo: erano schiavi, ma il cervello gli funzionava:-).
Certo, è molto eroico dire:"Meglio morire combattendo che vivere senza libertà, seppir agiatamente". Ma se lo scopo è solo quello di morire e non c'è uno straccio di progetto politico decente, allora tanto vale risparmiarsi la fatica di girare per mesi fra le montagne e farla finita con una buona coppa di cicuta, alla Socrate. Io la penso così.
Personalmente, se fossi stato schiavo a Roma e avessi avuto l'opportunità di incontrare Spartaco, gli avrei chiesto:"Scusa, caro kompagno, ma qual'è il tuo progetto politico?" e se lui mi avesse risposto:"Ma, per il momento non ne abbiamo uno. Per adesso si combatte e si ammazzano romani, poi, magari, si vedrà", il mio commento sarebbe stato:"Ma va a morì ammazzato, mica son scemo a venirti appresso!". Sarei stato facile profeta:-).


[Inoltre]

La terra da cui attualmente vi piovono addosso puttane, lenoni, rapinatori di ville e pulitori di vetri di mercedesse di quarta mano (comprate dopo aver inchiappettato e truffato un po' di muratori extracomunitari in nero) non ha mai conosciuto la schiavitù.
Gli antichi Illiri non addottarono mai lo sistema schiavistico, ritenuto indegno di uomini liberi. Tutti lavoravano e, se qualcuno, per bisogno, lavorava per un altro, veniva pagato. I debitori erano costretti al lavoro forzato a beneficio del creditore, ma una volta estinto il debito tornavano automaticamente liberi. Non era permessa la compravendita degli esseri umani.
I prigionieri catturati in guerra (o nelle scorrerie corsare delle tribù della costa es. i liburni che poi furono causa della guerra romano-illira) venivano trattenuti in attesa del pagamento di un riscatto o di uno scambio di prigionieri: certo, dovevano lavorare in cambio del vitto e alloggio, ma non era permesso fossero maltrattati in alcun modo e neanche venduti.
Tutto questo, però, ebbe un prezzo. Gli illiri non poterono mai - in assenza di manodopera schiavistica a buon mercato -costruire una civiltà raffinata e filosofeggiante, né lasciare monumentali e gigantesche opere d'arte. Pertanto, i benpensanti d'oggi li definiscono "civiltà inferiore". Come i razzistoidi del cazzo che, in difetto d'argomenti e d'intelligenza, torano fuori le solite puttane e i soliti lenoni albanesi, dimenticandosi bellamente di quando - non nell'antichità, appena 60 anni fa - "affittavano" le loro figlie e sorelle ai soldati amerikani in cambio di qualche pacchetto di sigarette.

Ritvan Shehi

mercoledì, 07 marzo 2007

Ritvan L'Impreciso (ma solo nella grafia slava:-) )

>Ci sono molte imprecisioni nella descrizione che dai dell'ex Jugoslavia, Ritvan,
 Antonello<

Eh, ma è per questo che abbiamo nel blog Il Precisissimo Esperto Planetario Di Cose Jugoslave, no?:-)

>a partire dalla questione dell'indebitamento che non è assolutamente confortata dalle cifre che raccolgo in sede accademica (non ex-jugoslava!).<
Mi dispiace del mancato conforto: chissà come si sentirà sconfortato il povero debito jugoslavo:-)

>Gli anni '70 furono anni d'oro per la Jugoslavia,<
Oro a quanti carati? 7 o 8, immagino:-). Caro Antonello, quando parti dalla fame e dalle pezze al culo, anche un buon piatto di minestra calda al giorno potrebbeessere scambiata per oro a 24 carati.

>paese che non si dovebbre nemmeno mettere fra il novero di quelli del blocco sovietico.<
E difatti, a parte il fatto che ne uscì ufficialmente nel 1948, la principale carateristica che lo fa "diverso" e il fatto che lì non esisteva la schiavitù umana, ovvero era un regime comunista perchè era così, ma te ne potevi andare se non ti piaceva. Diversamente dal resto del blocco sovietico.

>E anche alla morte di Tito, gli anni '80 funzionarono perfettamente da un punto di vista economico,<
Eh, fratello, ti ricordo che la perfezione non è di questo mondo. Anche nell'Albania di Hoxha le cose funzionavano egregiamente dal punto di vista economico in quegli anni, basta dare un'occhiata ai rapporti presentati ad ogni Congresso del Partito:-). Come già detto abbiamo vinto pure un premio ONU per l'alimentazione a Città del Messico!

>per poi crollare per motivi politici che non sto qui a ripetere.<
Sì, sì, lo sappiamo, i kattivi nazionalisti sobillati dai perfidi Occidentali, fra cui il Vaticano.

>Il punto è che l'indebitamento estero conta ben poco,<
Eh, certo, quando s'indebita il kompagno Tito tutto va bene madama la marchesa, mentre quando s'indebitano i boveri baesi del derzo mondo è uno spregevole strozzinaggio istigato da quella Cupola di Plutocrati che è la Banca Mondiale per derubare le loro risorse. Come no, i soliti 14 pesi e 350 misure!

>anzi veniva imputato a Tito proprio dai comunisti duri e puri (alla Enver Hoxha, per intenderci) per accusarlo di filisteismo.<
Quello che dicevano i "duri e puri" era semplicemente l'antica saggezza dei buoni padri di famiglia: non puoi continuare a far debiti per usarli in modo non remunerativo ovvero per vivere al disopra delle tue possibilità, poiché prima o poi ti verrà presentato il conto e allora o dovrai pagare o sarai dichiarato un furfante.

>L'economia del socialismo decentrato produsse effetti notevoli comparati a quelli degli altri paesi "orientali"<
Sì, nei rapporti del Congresso del partito di Tito, immagino. caro mio, perfino in democrazia si riesce a far dire alle cifre quel che si vuole (vedi buco-sì buco-no nei litigi fra governo ed opposizione in Italia), figuriamoci in una dittatura. L'inefficiente economia socialista di Tito si reggeva sostanzialmente su due pilastri: i debiti esteri e le rimesse degli emigranti. Esattamente come quella albanese di oggi.

>e il debito estero era al tempo non maggiore di quello italiano,<
Quello jugoslavo al tempo era di circa 20 miliardi di dollari, quello italico non saprei, ma ti faccio notare che il debito estero non è una cosa che si può valutare così, sospeso a mezz'aria. Va rapportato alla popolazione (quella italica era circa 2,5 volte maggiore di quella jugoslava) e al PIL, che spero concorderai con me che non c'era paragone fra quello italico e quello jugoslavo. O no?:-).

>tra l'altro con più "vie di fuga" data la possibilità di rivolgersi a più fronti politici.<
Non stiamo parlando di tane per volpi:-).

>Quella della mancanza di mercato è una giustificazione pseudostorica, dato che non credo sia il caso di enumerare i paesi che, aperti al libero mercato, hanno subito (questa volta direttamente per motivi economici) disastrose crisi - vedi l'esempio dell'Argentina.<
Guarda che il libero mercato non è una panacea buona per tutto e per tutti. Nel libero mercato puoi guadagnare come perdere. E se sei un buono a nulla perdi di sicuro. Ma nel mercato "socialista" perdono tutti. Qui sta la differenza.

>Mettiamoci anche che la Jugoslavia era l'unico paese del "blocco socialista" in cui si poteva avere libertà di espatrio, e non solo per fuggire ma anche per normali viaggi di piacere o d'affare.<
E io che ho detto??!! anche quasta me la conti tra le mie fantasmagoriche "imprecisioni"?

>Misurare le reazioni dei popoli ex-jugoslavi di adesso (tranne la Slovenia, che guarda caso non solo non è crollata ma è anche l'orgoglio burocratico di Bruxelles - e ti credo, dopo la nazionalizzazione della Ljubljanska Banka, che si appropriò da un giorno all'altro dei risparmi di tutti i non sloveni sul proprio territorio, oliando le ruote del carro trionfale della propria entrata nell'UE)<
Guarda che la Slovenia oltre ad essere la meno "socialista" e la più industrializzata delle repubbliche ex jugoslave, è molto più asburgica che balcanica. E questo conta in economia, guerra o non guerra. Certo che l'assenza di guerra l'ha favorita, ma sarebbe stato più o meno uguale anche senza. Germania e Giappone sono state rase praticamente al suolo e son poi diventate delle potenze economiche mondiali. Tutto questo senza voler fare "razzismo antropologico", ma è un dato di fatto che - per ragioni storiche, culturali, trascendentali.;-9 e chi più ne ha poù ne metta -c'è chi è portato a "laurà" in un certo modo e chi no.

>non è scientificamente significativo, perchè in mezzo c'è stata una guerra che ha assolutamente azzerato dal nostro orizzonte una verifica reale di una ipotetica Jugoslavia d'oggi.<
Ipotesi se ne possono fare a bizzeffe. Ma non vedo perché gli jugoslavi avrebbero dovuto essere oggi più avanti di bulgari o rumeni (ancora in miserrime condizioni) che guerra non ne hanno avuto proprio. Perché c'avevano sul groppone i miliardi di dollari di debito estero fatto da Tito? Su, siamo seri. Oggi la sola Croazia, con 4 milioni di abitanti c'ha un debito estero di circa 30 miliardi di dollari, ovvero una Finanziaria italica! E tralascio di parlare dell'arretrata Macedonia, che anch'essa di guerra non ne ha vista proprio.

>La realtà è ben più complessa se si tengono conto delle fratture intercorse nel '91 - '92, così come della strategia geopolitica internazionale nei Balcani.<
Io non ho preteso di essere omnicomprensivo e mettere la parola "fine" all'analisi della situazione nell'ex Jugoslavia. Ho solo detto che la gestione economica di Tito non è stata meno fallimentare di quella dei suoi omologhi dell'est, pur riconoscendo a Tito doti di umanità e di gestione politica molto superiori ai suoi omologhi satelliti sovietici. Tutto qui.

>Poi ben lungi dal mitizzare Tito, cosa che avviene tutt'ora in molte regioni della ex-Jugoslavia. Mitizzare non è nella mia natura.<
Sì, ma se ti sforzi ci riesci benissimo:-). Attribuire a Tito buona gestine dell'economia jugoslava ha alcunché di mitologico:-)

>Ma paramentri che hai usato sono assolutamente insufficienti per spiegare genesi e caduta di una nazione e la sua situazione post-nazionale <
Ma preteso di spiegare tale "genesi e caduta". Vedi sopra.
E una "nazione" non si fabbrica solo con la buona volontà. Del resto, lo stesso Tito aveva previsto, nella Costituzione, la facoltà di seccessione da parte delle Repubbliche. Per essere una "nazione" mi pare un po' strano:-).

>con l'ex Jugoslavia non si possono utilizzare i classici, comodi compartimenti "economia di mercato" e "ti sparo o meno alle spalle, da dittatore che sono".<
Perché? Gli ex jugoslavi sono per caso un altro "popolo eletto"?:-)

>E' tutto assolutamente più intricato.<
Piano con gli assolutismi:-).

>A questo riguardo, non riesco a capire dove collocare esattamente la crisi: la crisi economica della fine deglia anni '80 assunse tinte ben diverse a seconde delle regioni, ma la VERA crisi economica l'ebbe la Serbia sotto embargo dall'inizio degli anni '90. Negli altri paesi, tranne che in Macedonia e praticamente in Slovenia, era la guerra. Se è per questo, in alcune zone i bollini esistevano fin dagli anni '50, come in Macedonia.<
Ma come, non erano "anni d'oro"? Oro coi bollini??!!:-)

>Insomma, se si deve prendere un paese "dal socialismo reale" credo che la Jugoslavia (soprattutto quella titina) sia un esempio che non calza.<
E io che ho detto??!! Purtroppo, Tito si fermò in mezzo al guado, non ebbe il coraggio di fare quello che i cinesi stanno facendo oggi. E non preparò nemmeno una sua successione degna di questo nome. Ecco perché lo paragonavo ai regnanti dell'Ancien Regime in Francia che dicevano, spendendo e spandendo allegramente, "apres moi le deluge" (ma anche i DC italici, se per questo non lo erano da meno, anche se non erano sovrani assoluti).

>Io ho collaborato con una volontaria polacca, che descriveva con molta precisione il "classico" paesaggio da blocco est in crisi, sottolineando allo stesso tempo la differenza con la Jugoslavia del tempo (si parla del quinquennio '85 - '90, addirittura).<
E perché non lo paragoni a Ungheria e Cecoslovacchia, paesi più vicini, ma alla ben più misera (e lontana) Polonia? Non hai trovato una volontaria cecoslovacca?:-)

>Ah, non credo al destino:<
Male. Il wishful thinking aiuta, ma se manca l'importantissimo "fattore C." (che sta per "culo") non c'è nulla da fare. Sia a livello di individui che di popoli. Anzi, a livello di popoli è ancora più...

> tanto più che se un giovane, prendiamo, bosniaco, che voce in capitolo non ne ha avuta in quello che è successo nell'ex-Jugoslavia o in guerra, si lamenta, ha a priori tutto il diritto di farlo<
Appunto, ma solo contro la sfiga che non lo fece nascere a qualche km più lontano, in Slovenia:-).

>sia nei confronti dei propri "padri" (o meglio di ALCUNI padri) sia nei confronti della comunità internazionale, il cui operato nei Balcani attuali è a dir poco scandaloso.<
E il buco dell'ozono lo vogliamo mettere?:-)

>E durante la guerra non ne parliamo - molti degli attori di ieri sono - basta dare un'occhiata all stampa - gli stessi attori di oggi.<
Questo succede dappertutto.

>Con questo, un'osservazione a posteriori: parlando specificamente di Bosnia, sottolineo che DETESTO l'abulia che si è impadronita del paese,<
Sicuro che si sia "impadronita" solo adesso, fratello? Il succitato "fattore C", secondo te non c'entra nulla o anche l'abulia l'hanno esportata lì i biekissimi occidentali sporkaccioni?

>che in un effetto di di myse en abime, ha smesso da tempo di propellere energia socio-politica per una causa migliore - sopra le teste dei bosniaci ci sono troppi livelli insuperabili, nonostante vi siano realtà, come Dosta (che significa per l'appunto "Basta"), movimento multietnico giovanile che si oppone alla stasi attuale, o il Grozd, piattaforma per migliorare dal basso il coinvolgimento politico della popolazione (ai minimi storici), da cui i movimenti nostrani avrebbero solo da imparare.<
Anche in Italia abbiamo il blog di Grillo, (roberto mi mena!:-) ) che promette di rovesciare il paese come un calzino.

>Fatto sta che proprio questa stasi nazionale NON E' UNA GIUSTIFICAZIONE per l'abulia. <
Già. Vedi sopra.

>Dobro dosli u Bosnu (benvenuti in Bosnia). <
Zdrasvujtje, druze Antonello!


Ritvan L'Impreciso (ma solo nella grafia slava:-) )

 


mercoledì, 07 marzo 2007

EQUI E SOLIDALI ... FINO IN FONDO !

 Il "compianto" (ironico, ndr) maresciallo Tito per poter permettere agli jugoslavi una parvenza di benessere in più rispetto agli altri disgraziati "estaioli" indebitò il paese all'inverosimile con i paesi occidentali, in puro stile Ancien Regime francese del "apres moi le deluge" (a questo proposito, circolava in albania la storiella, secondo cui Tito si era fatto costruire una statua gigantesca che lo raffigurava con una mano all'altezza del collo e l'altra all'altezza dei cosiddetti. Che doveva significare"mi sto indebitando fino al collo, ma col c..zo che pagherò io"). E quando la cuccagna finì, il paese si trovò con una mano avanti e l'altra dietro.
Se il caro maresciallo avesse sviluppato il paese sui binari dell'economia di mercato, invece di correre prima dietro l'ubbia dell'ortodossia marxista e poi inventandosi di sana pianta e sperimentando sulla pelle dei cittadini la cosidetta "autogestione alla jugoslava", oggi la signora sarebbe signora (o dignitosa proletaria) nel suo paese, senza essere costretta a cambiare pannoloni in nero ai vecchietti italici.
Però, come ho già avuto modo di dire, il maresciallo in una cosa era diverso dagli altri satrapi dell'est: a chi fuggiva non sparava alla schiena. Chi era intelligente scappò quando era ancora giovane. E per chi intelligente non è pulire culetti di vecchietti italici mi sembra una occupazione abbastanza equa.
P.S.2 Molti albanesi credevano davvero alla pubblicità del Mulino Bianco. Io da albanese, lo posso dire. Ma credo anche che i "colleghi" jugoslavi che aspettavano a pie' fermo che la Gloriosa Autogestione Marxisticamente Corretta Jugoslava li rendesse ricchi e prosperi non credo siano da considerare meno fessi.

Ritvan

postato da Ritvanarium alle ore 21:36 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: storia, albania, serbia, balcani, ex jugoslavia, oi monologoi, kompagni col k

mercoledì, 07 marzo 2007

A DOMANDA PERTINENTE ... RISPOSTA PERTINENTE

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Non mi ricordo questa domanda di Francesco...beh, in ogni caso rispondo qui. I komunistacci nostrani, istruiti a dovere da emissari titini, a loro volta istruiti da Baffone rimasero dietro le quinte durante la guerra, nascondendosi dietro la sigle "Fronte di Liberazione Nazionale", mandando avanti i cosiddetti "utili idioti", capiclan nazionalisti famosi ed influenti a cui lisciavano il pelo e lasciavano intendere che a guerra finita avrebbero comandato loro (i capiclan). Ma una volta formato l'esercito partigiano, la polizia palese e quella segreta partigiana (quest'ultima composta solo da comunisti scelti) i capiclan che fiutavano l'inganno cominciarono a morire come mosche in "agguati dei tedeschi". Gli altri, appena i tedeschi se ne andarono (che poi fu spacciato per "liberazione", come in Italia, uguale.-) ) agli utili idioti che avevano mobilitato le masse rimasero solo due alternative: morire o servire fedelmente i komunisti. Alcuni scelsero la prima, alttri la seconda. In ogni caso, ormai i komunisti avevano saldamente in mano esercito, polizie e quant'altro. ogni ribellione (e ce ne furono diverse, dal 1945 al 1948) fu repressa nel sangue. La saggezza, caro mio, conta poco contro un numero soverchiante di baionette...
Ciao
Ritvan