>...siamo in italia, il posto dove niente è come sembra e niente funziona come dovrebbe. niente. a cominciare dagli ingressi "clandestini" (qualunque cosa voglia dire), ma la stessa efficienza c'è nella gestione dei cpt, nelle espulsioni, ecc. un clandestino può stare anni sotto traccia senza fastidi particolari infrangendo (obtorto collo) leggi e regolamenti, mandare i bambini a scuola, andare al pronto soccorso, affittare un letto, lavorare o sfruttare altri come lui ecc. tutto nelle pieghe di leggi contraddittorie e negli (ampi) spazi di inefficienza (talvolta criminale). marcello<
Parole sante, fratello.
>secondo me tutta 'sta cosa andrebbe discussa seriamente in modo non ideologico, lasciando fuori le categorie come "leggi fasciste" e robe simili.<
Bene, comincio io, che se permetti, da "diversamente comunitario" quale sono qualcosina ne saprò di prima mano, no?
>che fare con chi entra clandestinamente?<
Semplice. Attenersi ALLA LETTERA al dogma leghista del legame di ferro fra permanenza in Italia e lavoro (che, però, i leghisti e i loro sodali applicano ad minchiam e pro domo loro). In pratica, se vieni beccato da clandestino, hai due possibilità: o entro 30 giorni qualcuno ti assume e, in questo caso paghi una bella multa per essere entrato in Italia illegalmente, ma poi vieni messo in regola, oppure, in caso contrario vieni spedito nel paese di provenienza, col divieto di rimettere piede in Italia per, diciamo i prossimi 5 anni (se lo fai è ti ribeccano è la galera). Ovviamente, dovrebbe essere prevista la possibilità per chi entra illegalmente e poi trova un lavoro, di andare ad autodenunciarsi, pagare la multa per l'infrazione amministrativa commessa (ricordiamoci che l'ingresso illegale in Italia NON E' REATO, ma solo infrazione amministrativa) e poi essere messo in regola col permesso di soggiorno. Come, del resto, avviene in molti paesi civili (uno che so con certezza è il Belgio). Perché quella di tornare nel paese d'origine e fare la fila al consolato d'Italia per un visto di lavoro è una presa per il culo bella e buona.
>dopo quanto votare?<
Dopo aver ottenuto la cittadinanza italiana, naturalmente. A meno di dover metter mano alla Costituzione (e francamente mi pare eccessivo) il voto è un diritto-dovere riservato ai soli cittadini.
>dopo quanto la cittadinanza?<
Immagino tu ti riferisca ai casi al difuori di quelli per matrimonio, discendenza da italiani ecc., ovvero ti riferisci alla cosiddetta "naturalizzazione per residenza".
Dopo 5-6 anni (contro i 10 attuali) la richiesta e tassativamente entro 1 anno (non come adesso che aspetti in media 4 anni per la risposta, mentre il termine di legge è di circa 2 anni) la risposta, con la clausola valevole in tutti i paesi civili nelle relazioni con lo Stato del "silenzio-assenso", ovvero, se lo Stato non ti risponde entro un anno acquisisci automaticamente la cittadinanza. E a costo di far orripilare Dacia:-) aggiungo che un contributo pecuniario destinato in massima parte a far marciare più speditamente i cari burocrati addetti allo spulciamento delle domande di cittadinanza sarebbe equo ed auspicabile: diciamo una tassa a carico del richiedente di 2-300 euri a cranio (cazzo, se gli dai 100 euri per ogni fascicolo al burocrate del MinInt, te lo scodella già pronto dopo un'ora, altro che 4 anni!:-) ). Inoltre, un esame di lingua e cultura (soprattutto POLITICA) italiana sarebbe altrettanto auspicabile.
>e i bimbi nati in italia?<
Cittadini automaticamente al raggiungimento dell'età scolastica (7 anni), dietro semplice richiesta dei genitori, e non come adesso che avviene a 18 anni.
>e i contributi versati?<
Qui io lascerei tutto com'è (è una delle poche cose sensate della Bossi-Fini). Visto che i contributi sono finalizzati alla pensione (tant'è vero che chi crepa prima mica se li porta nella tomba:-) ), se non sono sufficienti a garantirgli una pensione italiana vanno restituiti allo straniero tornato in patria solo al raggiungimento dell'età pensionabile.
>e i ricongiungimenti familiari (ma perché sarebbe razzista chiedere garanzie?).<
Razzista no, ma vessatorio sicuramente sì, se ti riferisci al test del DNA a carico dell'immigrato. Insomma, se io ti dico che quel bambino è mio figlio, cosa comprovata da documenti autenticati dalle autorità consolari italiche nel mio paese, che cazzo vuoi di più? Non ti convince? Credi che io abbia dato la mazzetta anche al consolato italico? Bene, liberissimo di fare a me e a mio figlio il test del DNA, ma a TUE (dello Stato italiano) spese. Se ho detto il vero, le spese del test te le prendi in saccoccia (ma tanto son posti di lavoro per tecnici della biologia molecolare:-) ), se ho detto il falso me la prendo in saccoccia io e vado pure in galera!
>insomma in questo cazzo di paese le regole devono essere rispettate?<
Certamente. Basta, però, che abbiano un senso logico. E alcune proprio non ce l'hanno affatto. Come quella detta sopra di tornare al paese d'origine per chiedere un visto. O quell'altra presa pel culo di avere già un contratto di lavoro ottenuto per corrispondenza:-) prima di chiedere un visto di lavoro in Italia.
Ritvan Shehi
(Albanese, ndr. "Diversamente comunitario", sic)












"La Padania farà come il Kosovo", l' ha detta davvero. ciao Mark<
Cioè nel senso che il buon Borghezio lascerà da parte la bomboletta spray con cui profumava le passere delle mignotte nigeriane sui treni "padani", imbraccerà il mitra e si metterà a capo di un coraggioso manipolo di bottegai e padroncini lumbard chiamato ELP (Esercito di Liberazione della Padania), dando l'assalto di tanto in tanto a caserme di carabinieri e stazioni di polizia dello Stato Okkupatore Italiano? E che poi Giorgio Napolitano arruolerà bande di camorristi napoletani e ndranghetisti calabresi e li invierà in "Padania" - protetti dai carrarmati dell'esercito - a saccheggiare, stuprare e uccidere indiscriminatamente il buon "popolo padano"? E alla fine, per evitare che il terrorizzato popolo padano si riversi in Svizzera, Francia, Austria, Slovenia, causando una catastrofe umanitaria, la NATO bombarderà Roma, costringendo Napolitano a ritirare le milizie mafiose campano-calabresi dalla Padania, che diverrà per qualche anno "protettorato NATO"?
Non mi sembra una cattiva idea:-).