Da biekissimo invasore
del Belpaese che odia visceralmente
porto la mia esperienza di genitore, anche se c'entra poco con il problema "classi-ponte".
Mio figlio arrivò in Italia all'età di 2 anni e noi volemmo che apprendesse l'italiano come prima lingua. In casa si parlava italiano (non solo per lui ma anche per mia moglie che ambiva a fare qui il medico - come ha fatto - e di un medico che parla come un vuccumprà nessun italico si fiderebbe
), poi è andato all'asilo e durante l'asilo ha voluto imparare anche a leggere, scrivere e far di conto poiché la nonna gli raccontava che suo padre (cioé il sottoscritto) all'età di 4 anni leggeva già i romanzi di Jules Verne....Insomma, per farla breve, quando raggiunse l'età scolastica gli facemmo fare la cosiddetta "primina", ovvero superare un test d'ingresso per iscriversi non alla 1-a elementare, bensì direttamente alla 2-a. Una sorta di "discriminazione positiva" per il bieko piccolo "diversamente comunitario"
che qualche suo coetaneo italiota non gli perdonò mai (ovviamente col concorso dei suoi genitori beceri e xenofobi italioti invidiosi).
Pertanto, io credo che non ci sia nulla di male nel sottoporre i ragazzini stranieri a test d'ingresso per stabilire il loro grado di conoscenza della lingua italiana e, in caso di gravi carenze, far loro frequentare un corso intensivo d'apprendimento della lingua.
Le menate dei pedagoghi "progressisti" secondo cui la lingua s'imparerebbe meglio in classe, fra i coetanei italiani, le trovo francamente ridicole. E' lapalissiano che sia così, nessuno lo contesta, ma i sullodati pedagoghi progressisti "si dimenticano" di un fatto. Poniamo che si debba iscrivere, chessò, alla 4-a elementare uno o più ragazzini che non spiccicano una parola d'italiano. Allora in quella classe e nel tempo scolastico o s'insegnano le materie del programma o si fa prevalentemente "corso" d'italiano agli allogeni: entrambe le cose non si possono fare bene. Insomma, insegnare l'italiano a chi non lo sa va bene, però non a detrimento degli altri. Io, nel mio paese la penserei così. E non vedo perché pensarla diversamente in Italia
.
RITVAN SHEHI

http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/8675/1/233/Impressioni
impressioni, ricordi, aneddoti ? ... Chi ne ha non mostri timidezza !
by DavidRitvanarium
proprio vero che Zot :-) li fa e poi li accoppia ... anche se per loro non esiste 

CHE NE DITE ? ... Magari se l' avete "conosciuta" .
era il 1993.
by DavidRitvanarium


RIFERIMENTO
Giovannardi è un Emiliano anch' egli e conosce bene la Solidarietà Pelosa
Compagnesca ... Sa benissimo che chi non esita a scacciare i preti si fa irresponsabilmente scudo di Muhammad per ottenere in suo nome ciò che non è riuscito a ottenere in nome di Marx, snaturando l' essenza stessa del Messaggio Comune [ma per nulla comunista ;-)] delle Tre Religioni del Libro.
Una Profezia che l' Incommensurabile Giovannino Guareschi fa addirittura nel primissimo "Don Camillo", quando Peppone si dichiara "disposto a farsi Maomettano" [sic] pur di far dispetto al Pretone Don Camillo ...
Soltanto un Sopravissuto del Regime di Enver Hoxha [Non è che per caso ne conoscete qualcuno ? :-)))] può avere voce in capitolo più autorevole della mia.
by DavidRitvanarium
22 maggio 2008
A PROPOSITO DEL SIGNOR AMBASCIATORE SERGIO ROMANO
[…] l’occhiuta dittatura della precettistica ebraica, […] il catechismo fossile («duecentoquarantotto precetti affermativi e trecentosessantacinque precetti negativi» ricorda il rabbino Toaff) di una delle più antiche introverse e retrograde confessioni religiose mai praticate in Occidente. […] È apparso, per reazione all’Illuminismo, un ebraismo arcigno, arcaico, psicologicamente impermeabile a qualsiasi forma di tolleranza e convivenza.
È possibile immaginare l’esplosione dell’odio in Polonia, nel Baltico, in Bielorussia, in Ucraina, dove una invisibile linea di frontiera ha lungamente diviso il cristiano dall’ebreo dello shtetl, dove ebrei e cristiani erano separati dagli abiti, dall’apparenza fisica, dalle liturgie, dalle regole dietetiche, dalla lingua.
La prima di esse è la posizione privilegiata di cui lo Stato d’Israele, grazie al sostegno delle comunità ebraiche, gode nella società internazionale. […]
La seconda causa del nuovo antisemitismo è paradossalmente lo spazio che il genocidio è andato progressivamente occupando nella storia del secolo.
Da Spinoza in poi l’ebreo più intelligente, originale e seducente è sempre, per certi aspetti «marrano» (ebreo convertito al cristianesimo, ndb).
L’ebreo è orgoglioso, radicale, spesso miope e intollerante.
Per quasi cento anni la principale ambizione della maggior parte degli ebrei della penisola fu quella di buttare alle ortiche il ghetto, il cibo kasher, le pratiche religiose, i tic mentali e tribali della loro tradizione culturale e religiosa (allo scopo, secondo Romano, di poter diventare veri italiani, essendo evidentemente impossibile essere contemporaneamente veri ebrei e veri italiani, ndb).
Queste citazioni sono tratte da “Lettera a un amico ebreo” di Sergio Romano. Risparmio di ricordare tutte le prove, in questo libro, di crassa ignoranza della storia, della religione, della cultura ebraica. Mi accontento di proporvi queste per dimostrare che sì, ha perfettamente ragione chi afferma che dobbiamo proprio essere paranoici per poter anche solo sospettare che Sergio Romano possa nutrire sentimenti antisemiti.

Ciao
Ritvan
P.S. Caro Discepolo, lo sai da dove proviene il suo nome "Vllasova"? Dal cognome del protagonista del romanzo sovietico di Maxim Gorkij "La madre", certo Pavel Vllasov. I suoi genitori all'epoca erano probabilmente dei comunisti fanatici per mettere alla figlia un siffatto nome. Lei, però, a dispetto del nome, lo sembra molto meno.