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RitvanShehi |
Infatti, a prescindere dall'esito puramente militare, è indubbio che quella del 2006 (Hesbollah contro Israele-ndr.) sia stata la più grande vittoria degli oppressi sugli oppressori da molto, molto tempo.
Miguel Martinez<
Come pare abbia più o meno detto tempo fa un mio lontano antenato, un certo Pirro Re dell'Epiro, "ancora un'altra vittoria così e siamo fottuti alla grande":-)
"Terroristi marocchini" a Milano , di Miguel Martinez
Caspita, che trame tremende. Chiamare il figlio osama invece di obama. Tecoppismo allo stato puro, da esserne inebriati. Invece di parlare male di garibaldi hanno osato parlare bene di franceschiello. Questa frase è un gioiello di nullaggine, ed è degna veramente d’entrare nella storia: "i principali indiziati avevano iniziato a pianificare l'attività preparatoria per fare attentati”. “Fare attentati” è preceduto da “attività preparatoria”; dunque erano ancora in fase di preparazione. Che a sua volta è preceduta da “pianificare”; dunque non erano neppure in fase di “attività preparatoria”: stavano solo pianificandola. Che a sua volta è preceduta da “avevano iniziato”; dunque non avevano neppure pianificato alcunché di meramente preparatorio. Mi chiedo a quale azione si possa attibuire una simile frase. Io non ne riesco a immaginare una, se non forse dare il nome di osama al proprio figlio.pScrive Ritvan Shehi:
Miguel, ti segnalo il commento di uno al disopra di ogni sospetto: Luigi Santambrogio, bieko:-) vicedirettore del biekissimo fogliaccio razzista/xenofobo:-) "Libero" (mica Manifesto, Liberazione et similia), pubblicato sull'edizione del 5 dicembre di - appunto - "Libero".
Ti trascrivo l'incipit:
"..se i due marocchini arrestati a Milano sono terroristi, allora anche migliaia di ragionier Fantozzi, frustrati e con desideri omicidi verso il capo, dovrebbero essere incriminati come presunti appartenenti alle Brigate Rosse. Forse che delirare in italiano è meno grave che farlo in arabo?
C'è davvero il rischio di crepare soffocati dal ridere a leggere le intercettazioni della coppia di sedicenti kamikaze che volevano far saltare con "bombe cinesi" l'intera Brianza insieme al Duomo di Milano, qualche bar della zona e un paio di Esselunga. E c'è da chiedersi se certi magistrati credano davvero a quello che scrivono sulle loro carte o lo facciano solo per millantare credito da spendere quando è il momento..."
Miguel (la I GM-ndr.) è l'unica guerra che l'Italia ha vinto da quando è caduto l'impero romano (o almeno dalla sconfitta di Barbarossa), cerca di essere meno pedante! :) Francesco<
>Non è vero... c'è stata:
1) la brillante vittoria a cannonate di Raffaele Cadorna sulla città di Palermo nel 1866
2) la schiacciante vittoria di Bava Beccaris a Milano nel 1898
3) la riuscitissima invasione della Repubblica di San Marino nel 1957 in stile sovietici-in-Afghanistan, con tanto di colpo di stato pilotato all'estero. Miguel Martinez<
Miguel, apprezzo molto il fatto che non vuoi infierire su quei "bieki servi di Bush" che sono gli albanesi:-), ma potevi anche ricordare la Gloriosa Vittoria Italica delle "8 milioni di baionette" del DVX il 7 aprile 1939, contro un manipolo di guardie di frontiera albanesi lasciato lì dal Re Zog a fare una "resistenza simbolica" all'occupazione dell'Albania.
P.S. Ma non sei il solo che se ne frega di quella Gloriosa Vittoria. Qualche mese fa Aldo Cazzullo faceva su "Corriere Magazine" un dettagliato "inventario" delle nefandezze commesse dal regime del DVX in politica estera. "Stranamente" mancava la Gloriosa Invasione dell'Albania. Gli scrissi, chiedendogli per quale motivo l'avesse omesso, ma se ne fregò di rispondermi.
>Allah perdonerà senz'altro, ma la logica no. O forse è a me che sfugge il nesso logico tra la reclusione dgli ebrei nei ghetti europei e la volontà di negare loro il possesso della loro patria...
Val<
Beh, a me sembra addirittura lapalissiano: se uno lo chiudi nel ghetto, lo tratti come un lebbroso e lo definisci "perfido giudeo", cor piffero che gli dai la possibilità di avere una patria.
Invece, con l'affrancamento degli ebrei nel XIX secolo e il collasso dell'Impero Ottomano (di cui la Palestina era dominio) si presentarono le condizioni per far avere al popolo ebraico la sua patria. Cosa che avvenne nel 1948.
RitvanShehi
>Va bene, mettiamo da parte metafisica e pseudo-storia - ma anche PROPAGANDA - e guardiamo all'oggi. OGGI la Palestina è divisa in due Stati; a occidente del Giordano c'è Israele, a oriente c'è la Giordania. Quello a occidente è lo Stato ebraico della Palestina, mentre quello a oriente è lo stato arabo della Palestina. Non ci sono cittadini israeliani che risiedono in Giordania, mentre vi sono milioni di cittadini giordani (i cosiddetti "palestinesi") che risiedono in Israele. Peppino<
Minchia, Peppi', ma allora i cosiddetti "Territori Okkupati" che fine hanno fatto?! Spariti per magia?! E poi, "cittadini giordani"??!!Ma tu sei sicuro che i "vuccumpra'" in questione abbiano il passaporto giordano o parli per sentito dire al Bar Sport?
>Nessuno vuole negare loro il diritto di risiedervi, ama condizione che lo facciano come qualsiasi straniero che risiede in uno Stato di cui non è cittadino: rispettando la legge israeliana e non pretendendo di derubare Israele della sua terra.<
Tipo vuccumpra' nel Belpaese, per intenderci, eh? Dici che lì sono arrivati recentemente sul gommone?Ma poi, il permesso di soggiorno glielo diamo a punti o a virgole?:-)
>Invece ricorrono al terrorismo con la pretesa di sottrarre ad Israele un parte cospicua del suo già ristretto territorio.<
Magari fosse per quello, magari. Ti scavalco a destra:-) per dirti che quelli che usano il terrorismo vogliono prendere a Israele TUTTO il territorio e non solo "una parte cospicua".
>Di Stati arabi ve ne sono già ventuno, e con territori immensi.<
Che cazzo c'entra: anche di Stati slavi ed ortodossi ce ne sono un sacco, eppure hanno fatto un baccano del diavolo contro l'indipendenza del Kosovo dalla slava ed ortodossa Serbia. E' il "principio":-) che conta in questi casi.
>L'ingordigia di quei regimi è però tale che pretendono di fare a pezzi Israele (l'unico Stato che hanno gli ebrei) per fondare un ventiduesimo Stato arabo.<
Ma quale ingordigia e ingordigia, ma che cazzo gli entra in tasca p.es. a Dubai, Kuwait o Arabia Saudita dal fatto che gli arabi palestinesi abbiano o non abbiano un loro piccolo Stato a fianco dell'altrettanto piccolo Israele, me lo spieghi? Non c'è neanche una goccia di petrolio in palestina, per giunta!
>E' normale che Israele si opponga a questo folle progetto che si vuole imporre ricorrendo al terrorismo<
Ma che stai addi', Israele non si oppone al principio "due Stati per due popoli", ha solo una visione diversa - e giustamente, deve badare ai propri interessi - su come debba venir realizzato in pratica.
>ma sarebbe anche normale che chi condanna l'imperialismo solidarizzasse con Israele contro il terrorismo imperialista arabo.<
Ah, ma allora non hai capito che QUI (Kelebek e affini, ndr) per "imperialismo" s'intende solo ed esclusivamente quello STATUNITENSE e dei loro "lacché":-)?!
>Evidentemente, per alcuni, l'unico "imperialismo" percepito come nemico è quello americano. L'imperialismo arabo invece, va benissimo.<
Ah, ma allora l'avevi capito, eh: come non detto:-)
Qual era il problema legato a baffi e barba ? ... Quale minaccia rappresentava al Radioso Sol dell'Avvenire ?!
by DavidRitvanarium<
Beh, in quanto "residui di moda borghese" potevano ritardare il sorgere del sullodato Sol:-).
Però, non tanto i baffi, che erano in genere permessi. E non perché li portasse anche Baffone (perché altrimenti si poteva ammettere anche la barbetta e il pizzetto, in omaggio a Lenin), bensì per il fatto che i nostri cari soldell'avveniristi si rifacevano (ebbene sì!) alla tradizione albanese. Gli albanesi portavano i baffi, ma non la barba o i capelli lunghi. Infatti, questi ultimi erano vietati, al pari della barba.
P.S.
Riferisco di nuovo - repetita iuvant - l'episodio del turista marxista-leninista (l'unico genere di turisti in comitiva che il regime ammetteva) occidentale sbarcato all'aereoporto di Rinas (Tirana) con tanto di chioma fluenta, barba e baffi. Gli fu detto che dentro l'aereoporto c'era pronto il barbiere che lo avrebbe tosato "all'albanese": altrimenti doveva tornare indietro. Lui esclamò: "Ma voi non siete comunisti o marxisti-leninisti, voi siete dei pazzi sciagurati: scommetto che avreste la faccia tosta di mandare dal vostro barbiere anche Marx ed Engels redivivi, se sbarcassero qui. Ma certo che me ne torno indietro e a non rivederci!".
PER MOTIVI NON DIPENDENTI DALLA MIA VOLONTA', QUESTO BLOG NON POTRA' ESSERE AGGIORNATO PER UN PO' DI TEMPO ... SE AVETE QUALCOSA DI INTERESSANTE LINKATELO/COPINCOLLATELO FRA I COMMENTI.
GRAZIE DELL' ATTENZIONE
SCUSATE PER IL TONO FREDDO E FORMALE DEL PRESENTE COMUNICATO.
by Davide
Da biekissimo invasore
del Belpaese che odia visceralmente
porto la mia esperienza di genitore, anche se c'entra poco con il problema "classi-ponte".
Mio figlio arrivò in Italia all'età di 2 anni e noi volemmo che apprendesse l'italiano come prima lingua. In casa si parlava italiano (non solo per lui ma anche per mia moglie che ambiva a fare qui il medico - come ha fatto - e di un medico che parla come un vuccumprà nessun italico si fiderebbe
), poi è andato all'asilo e durante l'asilo ha voluto imparare anche a leggere, scrivere e far di conto poiché la nonna gli raccontava che suo padre (cioé il sottoscritto) all'età di 4 anni leggeva già i romanzi di Jules Verne....Insomma, per farla breve, quando raggiunse l'età scolastica gli facemmo fare la cosiddetta "primina", ovvero superare un test d'ingresso per iscriversi non alla 1-a elementare, bensì direttamente alla 2-a. Una sorta di "discriminazione positiva" per il bieko piccolo "diversamente comunitario"
che qualche suo coetaneo italiota non gli perdonò mai (ovviamente col concorso dei suoi genitori beceri e xenofobi italioti invidiosi).
Pertanto, io credo che non ci sia nulla di male nel sottoporre i ragazzini stranieri a test d'ingresso per stabilire il loro grado di conoscenza della lingua italiana e, in caso di gravi carenze, far loro frequentare un corso intensivo d'apprendimento della lingua.
Le menate dei pedagoghi "progressisti" secondo cui la lingua s'imparerebbe meglio in classe, fra i coetanei italiani, le trovo francamente ridicole. E' lapalissiano che sia così, nessuno lo contesta, ma i sullodati pedagoghi progressisti "si dimenticano" di un fatto. Poniamo che si debba iscrivere, chessò, alla 4-a elementare uno o più ragazzini che non spiccicano una parola d'italiano. Allora in quella classe e nel tempo scolastico o s'insegnano le materie del programma o si fa prevalentemente "corso" d'italiano agli allogeni: entrambe le cose non si possono fare bene. Insomma, insegnare l'italiano a chi non lo sa va bene, però non a detrimento degli altri. Io, nel mio paese la penserei così. E non vedo perché pensarla diversamente in Italia
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RITVAN SHEHI

http://www.osservatoriobalcani.org/article/articleview/8675/1/233/Impressioni
impressioni, ricordi, aneddoti ? ... Chi ne ha non mostri timidezza !
by DavidRitvanarium
proprio vero che Zot :-) li fa e poi li accoppia ... anche se per loro non esiste 

CHE NE DITE ? ... Magari se l' avete "conosciuta" .
era il 1993.
by DavidRitvanarium


RIFERIMENTO
Giovannardi è un Emiliano anch' egli e conosce bene la Solidarietà Pelosa
Compagnesca ... Sa benissimo che chi non esita a scacciare i preti si fa irresponsabilmente scudo di Muhammad per ottenere in suo nome ciò che non è riuscito a ottenere in nome di Marx, snaturando l' essenza stessa del Messaggio Comune [ma per nulla comunista ;-)] delle Tre Religioni del Libro.
Una Profezia che l' Incommensurabile Giovannino Guareschi fa addirittura nel primissimo "Don Camillo", quando Peppone si dichiara "disposto a farsi Maomettano" [sic] pur di far dispetto al Pretone Don Camillo ...
Soltanto un Sopravissuto del Regime di Enver Hoxha [Non è che per caso ne conoscete qualcuno ? :-)))] può avere voce in capitolo più autorevole della mia.
by DavidRitvanarium
22 maggio 2008
A PROPOSITO DEL SIGNOR AMBASCIATORE SERGIO ROMANO
[…] l’occhiuta dittatura della precettistica ebraica, […] il catechismo fossile («duecentoquarantotto precetti affermativi e trecentosessantacinque precetti negativi» ricorda il rabbino Toaff) di una delle più antiche introverse e retrograde confessioni religiose mai praticate in Occidente. […] È apparso, per reazione all’Illuminismo, un ebraismo arcigno, arcaico, psicologicamente impermeabile a qualsiasi forma di tolleranza e convivenza.
È possibile immaginare l’esplosione dell’odio in Polonia, nel Baltico, in Bielorussia, in Ucraina, dove una invisibile linea di frontiera ha lungamente diviso il cristiano dall’ebreo dello shtetl, dove ebrei e cristiani erano separati dagli abiti, dall’apparenza fisica, dalle liturgie, dalle regole dietetiche, dalla lingua.
La prima di esse è la posizione privilegiata di cui lo Stato d’Israele, grazie al sostegno delle comunità ebraiche, gode nella società internazionale. […]
La seconda causa del nuovo antisemitismo è paradossalmente lo spazio che il genocidio è andato progressivamente occupando nella storia del secolo.
Da Spinoza in poi l’ebreo più intelligente, originale e seducente è sempre, per certi aspetti «marrano» (ebreo convertito al cristianesimo, ndb).
L’ebreo è orgoglioso, radicale, spesso miope e intollerante.
Per quasi cento anni la principale ambizione della maggior parte degli ebrei della penisola fu quella di buttare alle ortiche il ghetto, il cibo kasher, le pratiche religiose, i tic mentali e tribali della loro tradizione culturale e religiosa (allo scopo, secondo Romano, di poter diventare veri italiani, essendo evidentemente impossibile essere contemporaneamente veri ebrei e veri italiani, ndb).
Queste citazioni sono tratte da “Lettera a un amico ebreo” di Sergio Romano. Risparmio di ricordare tutte le prove, in questo libro, di crassa ignoranza della storia, della religione, della cultura ebraica. Mi accontento di proporvi queste per dimostrare che sì, ha perfettamente ragione chi afferma che dobbiamo proprio essere paranoici per poter anche solo sospettare che Sergio Romano possa nutrire sentimenti antisemiti.

http://it.wikipedia.org/wiki/Protostoria
http://it.wikipedia.org/wiki/Illiri
një popull dhe gjuha tij
UN POPOLO E LA SUA LINGUA
http://www.ungra.it/new/Kamastra/Lingua.htm
Chi sa commenti .
UNA CONCOMITANZA FORTUITA ?
http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsID=86159
http://www.loccidentale.it/articolo/e+se+a+colonia+a+vincere+fosse+stato+ahmadinejad%3F.0058279
CHI HA VINTO DAVVERO A COLONIA ?
By DavidRitvanarium


BENVENUTI, DON KAMEL & DON ASNO

Vero: è in quanto "negro" che Abdul Gruibe, 19 anni, è stato vigliaccamente sprangato a morte ... dubbio e senz'altro pretestuoso il furto di biscotti.. Che fosse musulmano lo ritengo ininfluente: se avesse avuto un crocione al collo penso che avrebbe fatto la stessa terribile fine.
by DavidRitvanarium

... concordate ?
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RitvanShehi |
Sabato 13 Settembre 2008
RitvanShehi
Come la testa di Butrinto fu restituita all’Albania
"È con grande interesse che ho letto la rubrica «Diplomazia archeologica, la Venere di Cirene». L’interesse era accresciuto dal tema: l’archeologia. Infatti mi sto occupando di una mostra che verrà inaugurata il prossimo 2 ottobre al Colosseo. Il tema è proprio la tutela, in occasione della celebrazione del centenario del primo ordinamento (1909-2009). E proprio la Venere di Cirene doveva essere presente in mostra insieme ad altri capolavori che illustrano l’impegno per la salvaguardia del patrimonio culturale italiano. Con questa mail, quindi, le esprimo il mio interesse per la storia della testa di Butrinto.Gabriella Gatto press.electamusei@mondadori.it "
"Vorrei sapere se fosse una menzogna come tante altre, del resto, quello che ci insegnavano nelle scuole del regime comunista albanese, ovvero che il reperto era stato trafugato e portato illegalmente in Italia da Ugolini, capo della spedizione archeologica che lo trovò; oppure se, come aveva sostenuto Ugolini, la testa della Dea era stata offerta in dono a Mussolini dal re Zog d’Albania. Inoltre ci furono delle ragioni diplomatiche dietro la restituzione della Dea al regime rosso dispotico e paranoico di Hoxha all’inizio degli Anni 80 del secolo scorso? Che cosa ottenne in cambio l’Italia da siffatto regime? Ritvan Shehi."
Cara Signora, caro Shehi,
La testa fu trovata nel 1928 lungo la scena del Teatro romano di Butrinto in Albania nel corso degli scavi di una missione archeologica diretta da Luigi Maria Ugolini. Durante gli stessi lavori fu trovato anche il corpo di una statua di Apollo a cui la testa, verosimilmente, apparteneva. Gli accordi stipulati con il governo di Tirana prima degli scavi prevedevano che le opere rinvenute restassero in Albania, e così accadde.
Ma la testa, qualche tempo dopo, fu apparentemente donata da re Zog a Mussolini e finì al museo romano delle Terme.
La storia della sua restituzione cominciò nel 1979 e fu raccontata alla Camera dei deputati da Giuseppe Galasso, allora sottosegretario ai Beni Culturali. Quando un deputato del Movimento sociale italiano, Olindo Del Donno, nell’aprile 1985, chiese notizie sulla restituzione della testa al governo albanese, Galasso gli rispose che aveva avuto luogo nel maggio del 1982 in occasione dell’invio a Tirana di una missione italiana per il rinnovo dell’accordo culturale che i due Paesi avevano firmato nel maggio del 1979. Il ministero degli Esteri aveva scritto al ministero dei Beni culturali nel febbraio di quell’anno che «ambienti responsabili italiani » proponevano la restituzione della testa all’Albania nell’interesse dello sviluppo delle relazioni culturali dei due Paesi. Il sovrintendente archeologico di Roma Adriano La Regina aveva dato parere favorevole per due ragioni. In primo luogo riteneva giusto che la testa venisse ricongiunta al corpo, depositato presso il museo archeologico di Butrinto.
In secondo luogo pensava che la restituzione avrebbe dato «dimostrazione di cortese e coerente applicazione di quei principi di comportamento, sempre auspicati ed invocati in ogni sede scientifica, volti a ridurre la continua sottrazione all’Italia di beni archeologici che illecitamente pervengono a musei stranieri ». La testa non poté essere restituita nel maggio del 1979 perché il ministero per i Beni culturali dette la sua autorizzazione soltanto dopo avere sentito il parere del Comitato di settore per i Beni archeologici.
La cerimonia di consegna, come ho detto, ebbe luogo più tardi, a Tirana, il 15 gennaio 1982.
La risposta di Galasso non piacque all’on. Olindo Del Donno che parlò di «prostituzione morale» e disse tra l’altro: «Ma chi vogliamo prendere in giro? Ma, signor Presidente, siamo alla Camera dei deputati o in un luogo di analfabeti?
Ci vengono a parlare di contatti culturali con un Paese che di cultura non ha niente; mentre tutto quello che di grande, di bello e di augusto è stato fatto in Albania è stato fatto - diciamolo a fronte alta - dal governo italiano in quel ventennio che ha alzato la bandiera italiana ed ha creato una città come Tirana, un’altra che si chiama Durazzo, un’altra che si chiama Scutari!
».
La reazione di Del Donno fu nazionalista, se non addirittura colonialista, e non tenne alcun conto delle motivazioni culturali con cui la testa era stata restituita agli albanesi.
Ma anche in quel caso la cultura andò a braccetto con la politica.
Dietro gli «ambienti responsabili italiani», così pudicamente descritti nella lettera del ministero degli Esteri, vi erano probabilmente settori del partito comunista. Il Pci sapeva che l’Albania non godeva delle simpatie dell’Unione Sovietica (era troppo filocinese) e voleva far sapere a Tirana che la sua politica verso i Paesi comunisti non obbediva agli ordini di Mosca.
Sergio Romano
Va bene che il sito uaar è leggermente :-))) prevenuto contro Madre Teresa, ma si accenna al fatto che fra lei ed Enver Hoxha ci fosse uno strano sostegno reciproco ... la fonte è ovviamente il solito Christopher -Hitchens con il suo (relativamente) noto pamphlet "La Posizione della Missionaria" ... [...] Quanto alle opinioni politiche, il libro cita le diverse occasioni in cui la religiosa ha esplicitamente appoggiato dittatori sanguinari come Duvalier o Hoxha. [...]
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Ritvanarium |
Vero, ci fu del "tenero" fra Madre Teresa e il regime comunista albanese, ma non ai tempi di Hoxha, bensì subito dopo la sua morte nell'85, quando gli eredi politici (vedova Hoxha e Ramiz Alia), col Paese rimasto in mutande, cominciarono a fare l'ammuina con l'Occidente.
Comprensibile per un'albanese della Macedonia che ebbe la fortuna di non assaggiare di persona le "delizie" che il regime di Hoxha offriva a religiose come lei in Albania. E' anche probabile che lei appartenesse a quella "corrente di pensiero" in seno agli innumerevoli ordini monastici cattolici, la quale - malgrado la scomunica ufficiale del comunismo da parte della Santa Sede - continua a considerare Cristo come "il primo comunista della Storia"....

http://www.verbavalent.com/node/315#comments